Rimossa dal suo ruolo di leadership nel Partito Repubblicano, fresca di epurazione per aver osato ribellarsi al culto della personalità di Donald Trump, Liz Cheney, ha pronunciato parole sibilline: “Non importa quali conseguenze a breve termine dovrò affrontare”.

Sono stati in tanti a leggere in questa frase della figlia dell’ex vicepresidente Dick Cheney, la dichiarazione di guerra della componente del Gop che non vuole morire trumpiana. In pochi, però, pensavano che un accenno di rivolta potesse scaturire soltanto pochi giorni dopo la sua rimozione.

La Camera dei Rappresentanti Usa ha infatti approvato con 252 voti a favore e 175 contrari l’istituzione di una commissione bipartisan che indaghi sull’assalto al Campidoglio dello scorso 6 gennaio. E tra quei 252 voti c’erano anche – nonostante la forte opposizione del Partito – ben 35 deputati del Gop, Liz Cheney in testa.

E’ interessante osservare che fra questi 35 dissidenti, oltre ai moderati che mal sopportano il dominio di Trump sul partito, vi fossero anche tutti quelli che avevano votato a favore dell’impeachment dell’ex presidente. Se una dinamica simile dovesse ripetersi al Senato, dove a votare per l’impeachment furono 7 Repubblicani, ciò vorrebbe dire che ai Democratici basterebbe convincere “solo” altri 3 colleghi per vincere questa battaglia politica e aprire la prima vera faglia all’interno dello schieramento trumpiano.

La creazione di una commissione bipartisan non è una novità nella politica a stelle e strisce. Vent’anni fa ne venne creata una per gli attentati dell’11 Settembre, ma il consenso all’epoca fu unanime. Questa volta, nonostante quello del 6 gennaio sia l’attacco al Congresso più violento degli ultimi due secoli, non c’è la stessa unità d’intenti, per usare un eufemismo.

Le motivazioni sono sotto gli occhi di tutti: qualunque report finale della commissione, da consegnare entro il 31 dicembre secondo gli accordi, non potrebbe che stigmatizzare la condotta dell’ex presidente. Si capisce facilmente, dunque, perché tutta l’ala del partito legata a Trump non abbia alcun interesse a tornare sull’argomento, preferendo concentrarsi sul futuro, precisamente sulle elezioni di Midterm del prossimo anno.

Le proporzioni dello smottamento Repubblicano alla Camera, però, sono meritevoli di attenzione. Le previsioni della vigilia parlavano di una ventina di voti in uscita, ma alla fine le defezioni rispetto alla linea ufficiale del partito, nonostante Trump stesso abbia tuonato contro la proposta – chiedendo ai suoi parlamentari di essere “più duri e intelligenti” – sono stati 35.

Mitch McConnell, leader della minoranza repubblicana al Senato, assicura che non ci saranno sorprese: la commissione sarà respinta. Ma quanto accaduto alla Camera nelle ultime ore autorizza gli anti-Trump del partito a sperare nel colpaccio. Chissà che la rivincita di Liz Cheney non si consumi prima del previsto…

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