Frasi no-Vax e gaffe: perché Michetti è “impresentabile” per Roma

Dopo cinque anni di amministrazione Raggi qualcuno potrebbe giustamente risentirsi per il titolo di questo articolo e ribattere: stai a vedere che adesso Virginia andava bene e un professore universitario non ha i “tituli” (siamo in già in piena era Mourinho e quindi ci adeguiamo) per governare Roma?

Giusta obiezione, ammette chi scrive: è altamente probabile che Enrico Michetti sarebbe un sindaco migliore di Virginia Raggi. Il motivo è che non ci vuole poi molto. Ma se davvero abbiamo a cuore Roma e il suo futuro è giusto non prendere a paragone una delle esperienze peggiori che la politica capitolina ha prima prodotto e poi subito come un flagello, bensì puntare al meglio.

E il meglio non è il professor Michetti.

Attenzione, nessuno mette in discussione la sua cultura. Ma accade spesso a molti uomini che la sapienza sconfini nel gusto dell’esagerazione. E questa non è una buona caratteristica per un sindaco chiamato a governare l’emergenza come sarà quello di Roma nei prossimi anni.

Mi spiego meglio. In una Capitale non ancora pienamente fuori dalla pandemia, non può essere sindaco di Roma un personaggio che paragona i vaccini al doping di Stato dell’ex Germania dell’Est. Riporto testualmente le parole pronunciate da Michetti a Radio Radio:

Ecco perché si calpesta la libertà! Ecco perché si calpestano tutti i presupposti per porre il cittadino al centro del Paese! Il lavoratore deve essere al centro della vita politica, istituzionale ed economica. Non un subalterno, non un suddito! Non una persona da prendere e vaccinare come una vacca coattivamente contro la sua volontà come facevano con le atlete del mondo dell’Est. E poi si sono visti i risultati ad anni di distanza, quelle povere ragazze che fine hanno fatto“.

Magari fosse questa l’unica perla di Michetti. Prendete consapevolezza dello stile smodato con cui descriveva il coprifuoco instaurato dal governo Conte, di cui questo blog, com’è noto, non è mai stato estimatore:

Si tratta di una misura per carcerati, non per uomini liberi. È una follia. Nemmeno il Duce usò misure così estreme. Conte ha superato ogni limite costituzionale“.

Ci sono altre uscite altrettanto imbarazzanti. Lo ius soli, ad esempio, viene definito “mercimonio della cittadinanza“, mentre il reddito di cittadinanza – anche in questo caso: questo blog ha sempre avversato questa misura degna del Sussidistan – per Michetti è “schiavismo, voto di scambio! Influenza la scelta delle persone“.

Bastano queste frasi per rendersi conto che Michetti è un ottimo battutista, un perfetto opinionista per i talk show di quest’epoca; potremmo definirlo un Vittorio Sgarbi romano.

Ma Roma ha bisogno di un sindaco che faccia parlare della città (possibilmente bene) piuttosto che delle sue uscite improponibili.

In una frase: alla Capitale serve un sindaco moderato, Michetti non lo è, è “impresentabile”.

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