Cosa c’è dietro la “federazione” tra Lega e Forza Italia

Che Matteo Salvini e Silvio Berlusconi non siano mai andati così d’accordo come in questi ultimi mesi non è un mistero.

Un segnale in questo senso era arrivato in uno dei primi articoli da neo-direttore di Libero di Alessandro Sallusti, sempre ben informato sulle vicende berlusconiane, secondo il quale, ad Arcore, Salvini capita ormai “più spesso di quanto poi si sappia, non è più un estraneo e neppure un ospite svogliato e sopportato“.

Ad alimentare la vicinanza tra i due, sono stati diversi fattori. In primis l’ingresso di entrambi nel governo Draghi: nei giorni di consultazioni con l’attuale premier, Berlusconi si è speso personalmente per far sì che la Lega non facesse mancare il suo appoggio al governo di (quasi) tutti. Un po’ per consentire a Draghi di non essere dipendente dai 5 Stelle, un po’ per evitare che Forza Italia fosse il solo partito del centrodestra ad entrare nell’esecutivo. Cosa che avrebbe fatto ugualmente, con o senza Salvini.

Almeno altri due motivi, però, hanno contribuito ad avvicinare leader così profondamente diversi, divisi non solo dalle idee, ma anche dall’anagrafe. Il più importante è stato la malattia di Berlusconi. Salvini è stato tra coloro che più hanno fatto sentire il proprio sostegno “all’amico Silvio” nel periodo di ricovero forzato al San Raffaele. Le settimane di riposo obbligato che i medici hanno imposto a Berlusconi di osservare, hanno depresso non poco il vulcanico ex premier. Proprio in quei giorni, le telefonate quasi quotidiane di Salvini hanno riacceso la passione di Berlusconi.

In questo senso, l’idea di una federazione dei rispettivi partiti e la prospettiva di essere riconosciuto come padre nobile del centrodestra prospettata da Salvini, hanno allettato non poco Berlusconi.

Da una parte la consapevolezza che, in futuro, impostare le solite campagne elettorali all’insegna della rimonta, spendendosi fisicamente come in passato, non sarà semplice; dall’altra l’orgoglio, molto umano, di ritrovare la centralità perduta. Anche in termini elettorali, però, Berlusconi è convinto che una mossa del genere potrebbe aiutare Forza Italia a gonfiare i suoi numeri. Se i più scettici nei confronti dell’intesa parlano di rischio “annessione” da parte della Lega, il Cavaliere crede invece che la manovra potrebbe portare ad un’equa distribuzione dei voti sul territorio italiano: il Carroccio sarebbe egemone al Nord, mentre Forza Italia si vedrebbe restituito il ruolo di partito del Sud Italia a discapito della Meloni, per la gioia di Salvini tagliata fuori dalla federazione ed in un certo senso marginalizzata anche agli occhi degli elettori. Ragionamento tutto da dimostrare, così com’è ancora da approfondire l’intero progetto federativo, nei modi, nei tempi e nelle forme.

Resta però come dato di fatto la vicinanza umana mai così intensa tra Salvini e Berlusconi. Ad accomunare i due anche le recenti beghe processuali del leghista, del quale il Cavaliere ha mostrato di comprendere le personali preoccupazioni. Peraltro rivendicando, non senza ragioni, una certa esperienza in merito.

Sullo sfondo, infine, il Cavaliere coltiva l’ultimo grande sogno di una vita straordinaria. Entrare in una federazione con la Lega, infatti, renderebbe immediatamente, e fisiologicamente, Silvio Berlusconi primo nome del centrodestra per il Quirinale. Forte di una pattuglia di voti non banale, del nuovo taglio da statista mostrato in pandemia, l’uomo di Arcore potrebbe addirittura sfiorare l’elezione. Impresa cui sacrificare volentieri ciò che è rimasto di Forza Italia: unicamente i suoi voti.

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