Fiorella Mannoia cantava “Come si cambia, per non morire”. Le parole non sono esattamente le stesse, ma se fate attenzione, leggendo l’intervista concessa a La Stampa da Luigi Di Maio sul “nuovo” MoVimento 5 Stelle, potreste sentire in sottofondo quella melodia.

Di Maio dichiara che i 5 Stelle rappresentano “quella parte del Paese che ha più bisogno del cambiamento, il ceto medio che paga le tasse, che non si tira mai indietro e che porta ogni giorno sulle spalle il peso della collettività. Noi parliamo a loro e lo faremo ancora a lungo. Noi vogliamo tutelare le imprese, le professioni dimenticate, le partite Iva. E crediamo nella riforma fiscale e in quella della giustizia. Tutti temi che non possono essere affrontati in modo ideologico“.

Provate a chiudere se gli occhi: queste frasi potrebbe pronunciarle perfettamente Silvio Berlusconi. O un leader democristiano del passato. Non è un’offesa, attenzione, ma un complimento.

Leggete oltre: “Per ottenere risultati utili ai cittadini servono nobili mediazioni”. Questa, aggiunge Di Maio, “dieci anni fa era una parolaccia. Oggi non più”. Amen.

Firmato Luigi Di Maio. Che ci crediate o no.

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