Al Nazareno ci stanno arrivando. Il premier rispetto alla cui permanenza a Palazzo Chigi molti di loro si sarebbero immolati (sebbene adesso lo neghino ostentando profondo sdegno) ha intenzione di prosciugare proprio il bacino elettorale del Pd. Non ci voleva un genio per capire che Giuseppe Conte, da leader del MoVimento 5 Stelle, sarebbe diventato primo antagonista di Enrico Letta, prim’ancora che alleato. Non a caso questo blog lo ha anticipato con mesi d’anticipo: c’è la prova.

A dir poco divertente leggere oggi l’articolo pubblicato su “Repubblica”, in cui si riporta il “sentiment” attuale tra i dem nei confronti dell’avvocato Conte. “Ondivago” sulle relazioni internazionali, “irritante” nel modo di proporsi come “il nuovo De Gasperi” sono alcune delle definizioni più di moda.

Ma è la capogruppo dem in Commissione Esteri, Lia Quartapelle, a circostanziare il mood di questi giorni e a chiarire che “Conte non deve commettere l’errore di smentire se stesso per correre dietro a Di Battista: dopo aver guidato un esecutivo anti-europeista e filo-cinese con la Lega sembrava avesse capito, anche per merito del Pd, che non si può governare contro l’Europa e il sistema di alleanze tradizionali dell’Italia. Non si può cambiare idea continuamente”.

Ancora più netto Enrico Borghi, responsabile sicurezza del Pd: “Conte ha annunciato documenti programmatici e grandi riforme ma ancora non si è visto niente. Invece di continuare a dire ‘io sono qui e sono il più bello del mondo’ esca dalla nebulosa e ci faccia capire cosa vuole fare”.

Che siano gli albori di un risveglio democratico? La storia, in realtà, insegna a diffidare…

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