Primarie Pd Bologna: con Conti o sotto Conte

Se cercate una finestra con vista sul futuro, guardate a Bologna. Sarà affacciandovi sulla città delle due Torri, passate le 21:00, che uno squarcio nello spazio-tempo offrirà per qualche ora la possibilità di capire cosa sarà del Pd, del centrosinistra, in parte anche di questo Paese.

Sì, perché la partita tra Matteo Lepore e Isabella Conti, protagonisti delle primarie Pd, è tutto tranne una storia locale. Di più: è principalmente una votazione sui futuri assetti del centrosinistra a livello nazionale. Perché è facilmente immaginabile che tanto Lepore quanto Conti sarebbero due ottimi sindaci. Ed è altamente ipotizzabile che chi dei due dovesse trionfare oggi prenoterebbe con grande anticipo Palazzo d’Accursio.

La differenza, dunque, oltre che nelle proposte – di continuità per Lepore, di rottura per Conti – sta soprattutto nel sistema d’alleanze che caratterizzerà il centrosinistra che verrà.

Vincesse Lepore, il Pd sarebbe destinato ad allearsi con il MoVimento 5 Stelle, seguendo la traiettoria cui si è auto-condannato a livello nazionale. Per il sommo gaudio di Giuseppe Conte, che non ha mancato di annunciare che il suo partito “sostiene convintamente” l’assessore della giunta Merola.

Ingerenza bella e buona, Opa ostile sulla coalizione – per una volta ben compresa dalle parti del Nazareno – dichiarazione fuori tempo tesa ad ostacolare l’ipotesi nemmeno troppo peregrina che Isabella Conti, esponente di Italia Viva, possa ridare ossigeno ad un disegno alternativo di marca renziana. Senza 5 Stelle, appunto. E non solo a Bologna.

Gli ultimi sondaggi pubblicati da Il Resto del Carlino, pubblicati il 9 giugno, davano Lepore avanti di una quindicina di punti: 52 a 37. Ma è inutile sottolineare che non ci sia competizione più difficile da analizzare per i sondaggisti di quella in cui neanche si conosce con precisione la composizione dell’elettorato. E poi occhio ad un altro numero: l’affluenza. Nel 2011, nelle primarie vinte da Virginio Merola, votarono in 28mila. Se questa quota venisse sfondata, se gli elettori fossero più di 30mila, sarebbe probabilmente un segnale positivo per Conti. A quel punto sarebbe lecito attendersi sorprese.

La più grande? Immaginare, per il centrosinistra non solo bolognese, ma italiano, uno scenario di rinnovata autonomia rispetto ai populisti. La vittoria di Isabella Conti rappresenterebbe un’indicazione che Letta non potrebbe ignorare: quella di una base di elettori che chiede di non dare per scontata l’alleanza con i 5 Stelle, che propone di sviluppare un cammino alternativo, riformista, libero dai gangli del grillismo.

Guardando da quella finestra questa sera, insomma, si capirà se il centrosinistra e il Pd, oggi ma soprattutto domani, scelgono di stare con Conti o sotto Conte.

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