Ha avuto ufficialmente inizio la procedura per l’approvazione del Recovery Plan italiano, il famoso PNRR. La Commissione Ue ha avviato oggi la cosiddetta “procedura scritta”, ovvero il metodo di approvazione che non prevede la riunione fisica del collegio dei commissari ma soltanto il via libera dei gabinetti in forma scritta.

La notizia politica è che non sono attesi ulteriori commenti al testo. Non c’è nessun appunto da muovere al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza inviato dal governo. L’iter di approvazione sarà con ogni probabilità di 24 ore.

I precedenti ci dicono che non era scontato. Basta ricordare le tensioni, con il primo governo Conte, tra Roma e Bruxelles, le lettere, le trattative per evitare la procedura d’infrazione, il balletto sul deficit spostato dal 2,4 al 2,04%.

Sembrano echi provenienti da un’altra epoca. Per fortuna lo sono.

La scelta del Quirinale di Mario Draghi era tesa al recupero della credibilità italiana sulla scena internazionale. Queso significa averlo a Palazzo Chigi, garante della serietà del Paese, emblema della sua onorabilità.

Quando vi chiedono la differenza tra Conte e Draghi, eccola.

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