Era l’interesse reciproco a suggerire una riappacificazione tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Corre dunque l’obbligo di domandarsi perché, in fin dei conti, si sia consumata una rottura che penalizzerà entrambi i soggetti coinvolti.

Il motivo principale è che la politica non è soltanto tattica, strategia, ma anche questione di ego.

Nel momento esatto in cui Beppe Grillo ha compreso che quella portata da Giuseppe Conte ai suoi danni era una scalata ostile, ecco che qualsiasi tornaconto elettorale è passato in secondo piano. Lo si intuisce leggendo tra le righe del post che il Garante del MoVimento 5 Stelle ha affidato al suo blog per silurare l’ex premier: “Non è il consenso elettorale il nostro vero problema. Il consenso è solo l’effetto delle vere cause, l’immagine che si proietta sullo specchio“.

A Grillo, dunque, non interessano (solo) i voti ma altro. Cosa? Restare centrale, decisivo nel MoVimento che ha creato e plasmato a sua (non di Conte) immagine e somiglianza.

Pur di non regalare il giocattolo all’avvocato, Grillo ha così deciso di esporsi alle critiche del proprio popolo, alle accuse – fondate – di incoerenza. Perché se tre mesi prima chiedi ad una persona di assumere la guida del partito e poi la scarichi in questo modo c’è un problema.

Peggio: se dici che Conte non ha “né visione politica, né capacità manageriali“, se aggiungi che non possiede “esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione” – e chi scrive è d’accordo su questa lettura – allora però dovrai prima o poi entrare nell’ordine di idee di spiegare come mai a questo incapace (parole sue) hai affidato due governi, la guida dell’Italia nella crisi peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale e spingevi perché continuasse a restare al proprio posto anche prima dell’arrivo salvifico sulla scena di Mario Draghi.

Molti, però, si domandano perché Grillo abbia usato toni così aspri. Se si sia fatto prendere dalla rabbia, se sia accecato o “bollito” come sostiene il suo ex amico Marco Travaglio. La verità è un’altra, meno immediata di così: Beppe Grillo è già passato alla fase successiva. Ha compreso che la strada della convivenza amichevole, dell’apparentamento con Conte, non è praticabile. Uno dei due finirà per fagocitare l’altro. Nella peggiore delle ipotesi (per loro) si uccideranno a vicenda.

Ecco perché Grillo passa da subito all’attacco, segnando fin da subito un solco profondo con l’avvocato del Popolo: perché nessuno pensi che si può essere del MoVimento 5 Stelle ma votare Conte, quando sarà. C’è in gioco la sopravvivenza. Scoperto il cavallo di Troia tra le propria mura non lo si può lisciare, si rischia di non avere il tempo di pentirsene.

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