A chi sorride trattando la sua ambizione come quella di un vecchio poco lucido, Silvio Berlusconi non risponde direttamente. D’altronde è questa la dimensione che più gli piace: quella del visionario. Vincere sfide impossibili, quando tutti gli altri intorno ti danno per pazzo. Per poi vedere l’effetto che fa.

E’ questo disegno (im)possibile che il Cavaliere coltiva in quel di Arcore. Lo fa con lo spirito dell’imprenditore, lo stesso che valuta rischi e probabilità di successo della sua prossima impresa. Per questo, come riportato dal Corriere della Sera, confida ai suoi interlocutori di attribuire a se stesso un “10-15% di possibilità” di riuscita. Conti alla mano, Berlusconi dice di poter contare sul sostegno di 476 grandi elettori. Non bastano per prendere il posto di Sergio Mattarella, per l’esattezza ne mancano all’appello 29.

Eppure sono in pochi a poter vantare una base di partenza così alta. Mattarella, appunto, che ad oggi continua a negare la propria disponibilità ad un bis a tempo. E Draghi, di sicuro, che però, confida Berlusconi, “oggi mi riferiscono che non sia sostituibile al governo del Paese”.

E’ così che il Cavaliere si convince: riuscire ad arrivare al Colle non è impossibile. No, perché Salvini gli ha promesso i propri voti. E anche se qualcuno sostiene che Berlusconi si sia fatto raggirare, è proprio l’uomo di Arcore a rassicurare tutti sul fatto che “di Matteo mi fido, non tradirà”.

Forse dell’altro Matteo, Renzi, il leader di Forza Italia si fida oggi un po’ meno di ieri. Imprevidibile, pronto a sparigliare, come un Berlusconi vecchia maniera, il leader di Italia Viva è ormai kingmaker professionista. Chiunque voglia eleggere il presidente della Repubblica dovrà fare i conti coi suoi voti in Parlamento. Eppure Berlusconi è convinto che con Renzi si possa ragionare, perché è uno dei pochi che fa politica.

Importante, allora, sarà convincere tutti gli altri che non c’è poi grande alternativa al suo nome. Perché Cartabia, che pare essere diventata il nome preferito dal partito istituzionalista in sostituzione a Mario Draghi, non verrebbe votata da Salvini, assicura ancora Silvio. E perché la vera alternativa a Berlusconi si chiamerebbe Romano Prodi.

Nessuno può escludere che alla fine il Parlamento eletto nel 2018, quello della Terza Repubblica, finisca per dar vita alla resa dei conti della Seconda: il Cavaliere contro il Professore.

Dalla sua, Berlusconi, offre una dichiarazione solo apparentemente ingenua: “Quirinale? Tanto ci starei un paio d’anni, non di più”. Giusto il tempo di avverare la promessa fatta al padre: “Gli dissi che sarei arrivato a fare il presidente della Repubblica”. Per poi passare il testimone a Mario Draghi, a salvataggio dell’Italia ultimato.

Sembra un film, vero? Ognuno decida di che genere. Eppure non sarebbe il primo dal finale a sorpresa disegnato da Berlusconi. Lo stesso che dal San Raffaele, mentre viaggiavano online le bufale sulla sua morte, pensava a come imbastire la sua ennesima resurrezione politica. Tra una telefonata con Putin e una con Bush: “Non mi hanno dimenticato, sono una delle persone più ascoltate”. Esprimendo rammarico per non essere riuscito ad incontrare Biden nel suo viaggio in Europa: ma “ci riproverò”, assicura.

E’ con questo spirito che Berlusconi sogna il Colle, il Palazzo che fu dei papi e in cui da sempre si sente a casa. Al punto, in una delle ultime consultazioni a cui ha partecipato, da lasciarsi andare ad un commento sull’arredo: “Qui questi mobili non vanno bene, li sposterei in un’altra stanza”. Sembrano commenti di un megalomane. E magari lo sono. Ma chi può dirlo, senza timore di essere smentito, se è Silvio Berlusconi a garantire: “Abbiamo delle chance, vedrete”. Vedremo.

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