Sarà probabilmente domani, nella cabina di regia, che Mario Draghi farà sapere ai ministri del suo governo come la pensa sulla strategia da attuare per “convivere” con la pandemia.

Fino a ieri il preisdente del Consiglio ha lasciato che fossero i partiti e i leader politici a prendere posizione. Qualcuno, come Salvini, ha anche tentato di giocare d’anticipo, o sporco, per essere più diretti. Uscendo da un incontro con il premier, ha infatti assicurato che “scelte estreme non piacciono né a me né a lui. Il modello francese è fuori discussione“.

Eppure le indiscrezioni delle ultime ore raccontano di un presidente del Consiglio per nulla titubante sulla necessità di una svolta. I numeri dei vaccini prenotati in Francia dopo il discorso di Macron hanno convinto il premier che proprio l’uso del Green Pass possa mettere il turbo ad una campagna di vaccinazione che in questa fase sta scontando non solo con i dubbi dei restii a vaccinarsi, ma anche quelli di coloro che stanno rimandando a dopo l’estate l’appuntamento con il vaccino perché temono di dover fare la seconda dose durante le vacanze.

La diffusione della variante Delta, la consapevolezza che da qui a pochi giorni i contagi si moltiplicheranno, hanno così convinto Mario Draghi dell’urgenza del momento. Il premier è pronto a parare gli attacchi di chi denuncerebbe la “dittatura sanitaria” spiegando che questo è l’unico modo che il governo ha per proteggere l’economia. Anche cambiando i parametri che stabiliscono i colori delle zone, privilegiando i ricoveri ai contagi, nessuno infatti può oggi escludere che nelle prossime settimane gli indicatori portino le regioni a varare nuove chiusure. Rendere il green pass un lasciapassare quasi universale potrebbe invece consentire di applicare le restrizioni solamente a coloro che non hanno un tampone negativo o non hanno completato il ciclo vaccinale. Grande differenza: un conto è diminuire i giri del motore, altro spegnerlo del tutto.

Per questo motivo, allo studio, vi sono almeno due ipotesi. La prima è quella che prevede di applicare il modello Macron in maniera “soft”: per entrare in un bar, quindi, il green pass non sarà necessario, ma lo diventerà per accedere a treni e aerei, a palestre e piscine. Forse anche ai ristoranti al chiuso. La mossa avrebbe un impatto mediatico forse meno invadente di quella francese, ma i risultati in termini di prenotazioni dovrebbero essere simili: difficile che qualcuno decida scientemente di vivere una vita dimezzata o dipendente dai tamponi.

L’alternativa, che Draghi non ha ancora escluso, sarebbe ancora più dirompente: varare l’obbligo vaccinale per tutta la popolazione. L’Italia farebbe così da apripista ad una soluzione che fino ad oggi i leader mondiali hanno scelto di rinviare puntando sul convincimento della popolazione a sottoporsi ai vaccini. Un discorso che poteva avere senso – e neanche tanto – quando il coronavirus non era così contagioso.

Adesso serve il coraggio di un’accelerazione: dote di cui il premier sembra essere ampiamente in possesso. Se lo stesso possa dirsi della sua maggioranza è il grande rebus.

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