La battuta di Massimo D’Alema durante la crisi del Conte-bis ha fatto storia.

L’ex premier si disse certo che la crisi sarebbe rientrata perché “non si può mandare via da Palazzo Chigi l’uomo più popolare del Paese (Conte, ndr) per fare un favore a quello più impopolare (Renzi, ndr)”.

Le cose sono andate diversamente, per fortuna. L’uomo (quasi) più impopolare del Paese ha cacciato da Palazzo Chigi (l’allora) più popolare per il semplice motivo che la politica è qualcosa di diverso dal prendere like su un social. E se non hai la maggioranza (in Parlamento, mica nei sondaggi) semplicemente vieni rimosso, avanti un altro.

Quest’altro (per fortuna, di nuovo) si chiama Mario Draghi.

Il presidente del Consiglio, già a febbraio, poteva contare su un consenso personale del 71%. Effetto “band-wagon”, assicuravano gli esperti. Per dirla alla Flaiano: “Gli italiani corrono sempre in aiuto del vincitore”.

Cinque mesi più tardi, però, gli italiani sembrano aver consolidato la propria opinione: quel 71% è diventato 77%. Si tratta di numeri record. Al momento Mario Draghi è in seconda posizione per “picco” raggiunto: davanti a lui solo Mario Monti.

All’inizio della propria esperienza di governo, il Professore toccò l’84%. Quella sì, però, fu una luna di miele destinata a scemare in fretta. Al contrario quello di Draghi sembra un treno in corsa impossibile da arrestare (+2 punti percentuali da maggio a giugno). A riprova del fatto che il lavoro dell’ex governatore della Bce sta convincendo anche gli scettici. Giuseppe Conte? Da maggio a giugno è crollato dal 68% al 59%.

Con buona pace di chi pensava che non si potesse toccare l’uomo più popolare del Paese…

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