Conte, chiesto a Draghi un incontro prima di diventare leader M5s

Nel giorno del “patto della spigola“, Giuseppe Conte e Beppe Grillo hanno convenuto che tra presentazione online del nuovo statuto e voto sul nuovo presidente, nella migliore delle ipotesi l’avvocato del popolo non potrà essere dichiarato a tutti gli effetti leader del MoVimento 5 Stelle prima di inizio agosto. Qualche malizioso sostiene che ad essere onesti, Conte “leader a tutti gli effetti” non lo sarà neanche dopo l’elezione a presidente pentastellato, perché Grillo ha ottenuto di mantenere cospicua parte dei suoi poteri, e non intende per nessuna ragione fargli dono della sua creatura. Ma questa è un’altra storia.

L’attualità, invece, dice che Giuseppe Conte ha chiesto Mario Draghi un incontro, anche abbastanza urgente.

Il premier, che nel corso del Cdm sulla riforma Cartabia aveva snobbato il suo predecessore a Palazzo Chigi, preferendo interpellare sulla posizione del MoVimento sulla giustiza l’unico rappresentante legale riconosciuto, Beppe Grillo, questa volta ha acconsentito. I due dovrebbero incontrarsi lunedì o martedì.

Lo ha fatto per sensibilità politica, mostrando un rispetto nei confronti dei 5 Stelle che non è detto gli sarà corrisposto in egual misura nelle prossime settimane.

Per forma mentis, infatti, Draghi avrebbe preferito confrontarsi con Conte solo ad avvenuto riconoscimento della sua leadership tra i 5 Stelle. Se il premier ha deciso di fare uno strappo alla regola è per ragioni di opportunità dettate dal calendario. Il 23 luglio, infatti, è atteso alla Camera il testo della riforma del processo penale. Proprio il pomo della discordia fra Draghi e il nuovo corso contiano.

L’avvocato del popolo viene descritto come deciso a non arretrare di un millimetro. Pare abbia studiato in prima persona le modifiche da fare alla riforma Cartabia. Quel che Draghi finirà per ricordargli è che aprire il testo a modifiche vorrebbe dire affossare il compromesso faticosamente raggiunto, aprendo di fatto al valzer di pretese anche dagli altri partiti.

Eppure tutti sanno che Conte su questo punto non può cedere. Non può permettersi di inaugurare la sua esperienza da leader con una retromarcia su un tema così sensibile per i grillini come la giustizia.

Ecco perché, ad oggi, nessuno esclude che Draghi decida di giocare l’opzione nucleare: porre la questione di fiducia sulla riforma. A quel punto Giuseppe Conte sarebbe costretto ad affrontare il primo bivio della sua esperienza da leader di partito: scegliere se mettere da parte le bandiere ideologiche o vestire i panni del sabotatore.

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