Ha tentato di tessere la sua rete parlando con gentilezza e cordialità, Giuseppe Conte. Forse per prendere di sorpresa Mario Draghi, che già era stato messo in guardia sulle intenzioni bellicose del suo predecessore di ritorno a Palazzo Chigi.

Ma quando si è entrato nel cuore della discussione, la riforma della giustizia che il leader in pectore M5S avrebbe voluto rivedere nei suoi punti chiave, Mario Draghi ha alzato il muro.

Non è possibile, ha spiegato il premier senza scomporsi.

E per due motivi: il primo è che il Cdm ha già raggiunto all’unanimità un faticoso compromesso sul testo base. Risultato straordinario, frutto di mesi di colloqui che hanno vista impegnata in prima linea la ministra Cartabia, e che Draghi non vuole rimettere in discussione.

D’altronde, ha ricordato Draghi a Conte, gli stessi ministri M5S hanno dato il loro via libera. Consentire modifiche essenziali all’impianto del maxi-emendamento significherebbe dare il via ad un Vietnam dall’esito imprevedibile.

Il secondo motivo è rappresentato dal vincolo esterno dell’Europa. Draghi ha speso la sua personale credibilità per assicurare che non ci sarebbero stati ritardi e per nessun motivo vuole trasmettere ai colleghi di Bruxelles la sensazione che il governo fatichi a rispettare gli impegni presi.

E’ stato a quel punto che Conte ha compreso che non c’erano margini di trattativa. Meglio fare buon viso a cattivo gioco, a maggior ragione considerando che l’idea di far cadere il governo è apparsa a molti fin da subito impraticabile, specialmente considerando l’attaccamento – doveroso eufemismo – dei parlamentari grillini alla legislatura attualmente in corso.

Da qui la scelta di abbassare i toni, smussare gli angoli, lasciare da parte il martello con cui si pensava di poter abbattere le resistenze del premier e mettersi alla ricerca di qualche norma da modificare.

Bandiera da sventolare, s’intende, da dare in pasto all’elettorato grillino che dal suo futuro leader si aspettava le barricate e ha invece ottenuto solamente un passo indietro. Chissà se il primo di una lunga serie.

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