Auguri a Mattarella: perché può pensare al bis

Toccati gli 80, trascorsi gli ultimi sette a seguire le acrobatiche evoluzioni della politica italiana, Sergio Mattarella avrebbe tutto il diritto di godersi il meritato riposo. Di trascorrere cioé l’ultima fase della propria vita in compagnia dei suoi tre figli – Laura, Bernardo e Francesco – e soprattutto dei suoi sei nipoti.

Lo avrebbe questo diritto, e a dire il vero lo sente quasi come un dovere. Non tanto verso se stesso, quanto nei confronti di quella Costituzione che è da sempre il faro della sua esperienza politica.

E’ infatti uno dei pochi, pochissimi (sono meno delle dita di una mano) presidenti della Repubblica che non hanno lavorato in maniera sotterranea per garantirsi la rielezione al Colle.

Non vuole costituire un’eccezione, Sergio Mattarella. Eppure chi spinge per un secondo mandato ha dalla sua delle motivazioni che il capo dello Stato ben conosce e neanche può negare: viviamo tempi eccezionali.

E’ unicamente per questo motivo che nessuno ad oggi può escluedere che, nonostante gli 80, questo presidente così amato decida di fare nei prossimi mesi un ultimo regalo al suo Paese. Sì, la tentazione di uscire di scena è sempre forte. Non solo per la stanchezza che il ruolo comporta, per la fatica degli anni, ma anche perché è onestamente difficile pensare ad una parabola personale più esaltante, ad un finale migliore di questo.

Nessuno può dimenticare – anche se alcuni forse lo vorrebbero – che per questo galantuomo d’altri tempi qualcuno propose l’impeachment (per poi scusarsi). Oggi Mattarella è invece figura di garanzia per tutto il Paese. Davvero tutto, tranne – ovviamente – alcuni casi umani. Ha carezzato l’Italia nel suo momento più buio dalla Seconda Guerra Mondiale, l’ha guidata verso la risalita affidandola alle cure del connazionale più stimato del Pianeta, Mario Draghi, e in futuro…

Già, e in futuro? Oggi è onestamente ottimistico pensare che per la fine del suo mandato, gennaio 2022, l’Italia possa essere totalmente fuori dalla crisi pandemica. Ipotizzare di spedire Draghi al Colle al suo posto, poi, sarebbe sì pensiero rassicurante per gli anni a venire, ma destabilizzante per quanto concerne l’attività di governo. Chi al suo posto ad assicurare le riforme necessarie all’ottenimento dei soldi del Recovery? Chi con l’autorevolezza necessaria a tenere insieme un Parlamento così rissoso e scarsamente lungimirante? Risposta: nessuno.

Allora ci pensi, Mattarella, soffiando le sue 80 candeline ad esaudire questo nostro desiderio. Non gli chiediamo un altro settennato, perché non siamo così egoisti. Giusto un prolungamento fino al 2023, per permettere a Draghi di mettere in sicurezza il Paese. E poi di raccoglierne eventualmente il testimone, nel caso in cui non voglia andare alla guida della Commissione Europea al posto di Ursula von der Leyen.

Chiediamo troppo? Forse sì, per tutto quello che il presidente Mattarella ha passato. Pensate: lui che ha dovuto tirare fuori da un’auto il corpo senza vita del fratello Piersanti, ucciso dalla mafia, è stato accusato in questi giorni di aver fornito sponda a chi voleva scrivere una riforma della giustizia tesa a salvare proprio i mafiosi. Follia pura.

Menomale che Mattarella ha pazienza da vendere. Speriamo ne abbia ancora un po’ da spendere, per sopportarci tutti.

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