Speranza resta zitto su Travaglio. Ma Draghi lo difese…

Il suo intervento alla festa di Articolo Uno era in programma proprio dopo quello di Marco Travaglio. Impossibile non abbia sentito le parole pronunciate dal direttore de Il Fatto Quotidiano. Roberto Speranza, però, non ha proferito parola sull’uscita vergognosa che il giornalista ha rivolto all’indirizzo del “suo” presidente del Consiglio.

Il ministro della Salute ha fatto finta di non aver sentito, ha sorvolato sulla questione, quasi fosse la normalità che un “giornalista” – e le virgolette sono d’obbligo – pronunci parole simili all’indirizzo di un capo di governo.

Draghi appellato come “figlio di papà” – lui che peraltro il papà lo ha perso quand’era ancora adolescente – che “non capisce un caz*o” e Speranza muto, incapace di prendere le distanze da ciò che ha appena sentito. Ci sono tutti gli ingredienti per fare scoppiare un caso politico. Non tanto da parte di Draghi, che di queste vicende poco – anzi nulla – si interessa, quando da parte di chi da tempo sottolinea l’inadeguatezza di Speranza.

Per quel che concerne Travaglio, aveva evidentemente ragione Silvio Berlusconi, quando in uno degli ultimi grandi guizzi della sua carriera politica, in trasferta da Santoro, rivolse all’indirizzo del suddetto l’etichetta di “diffamatore professionista”. Difficile fare meglio. La stessa prontezza di riflessi, chissà perché, non l’ha avuta Speranza. E dire che per lui Mario Draghi si è esposto eccome. Come quando, pressato da Salvini per sostituire il ministro della Salute, rispose: “Gli ho detto esattamente questo: che ho voluto io il ministro Speranza nel governo e che ne ho molta stima”.

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