Cartabia implacabile: 400 emendamenti M5s, ne accetta solo uno

L’indicazione da Palazzo Chigi è arrivata in maniera netta: “Bisogna chiudere“. E da via Arenula hanno accettato di buon grado. Così Marta Cartabia non ha perso tempo. Prima ha riunito i rappresentanti dei partiti della maggioranza sulla riforma del processo penale. Poi ha applicato una tagliola implacabile all’ondata di sub-emendamenti che nei giorni scorsi aveva caratterizzato la tattica d’assedio del MoVimento 5 Stelle.

Delle oltre 400 richieste di modifiche presentate dai contiani, già scremate dalle quasi 1000 inizialmente depositate, il ministro ne ha accettato uno soltanto. Si tratta di quello che porta la firma di Vittorio Ferraresi e che accoglie una richiesta fatta dall’Anm, ovvero che per i reati minori a citazione diretta, a giudicare non sia un collegio composto da tre giudici, ma un giudice monocratico, cioè un giudice solo.

Siamo ampiamente nell’ordine delle modifiche di carattere tecnico che Draghi si era detto disposto ad accettare. Gli altri due sub-emendamenti che sopravvivono alla tagliola imposta da Cartabia sono entrambi del Pd e recanti la firma di Alfredo Bazoli. In uno si chiede uno sconto del 50% della pena per l’imputato che accetta il patteggiamento per reati da contravvenzione; nell’altro l’obiettivo sono procedure semplificate nei casi di messa alla prova. 

Il ministro accoglie questo tris di proposte con una postilla: “Simul stabunt, simul cadent”. Ovvero: o passano tutti e tre o non ne passa nessuno. E’ la conferma della linea che il governo si è imposto di assumere sulla partita giustizia. Per eventuali modifiche sostanziali alla riforma bisognerà passare da un accordo politico tra i leader, al momento non alle viste.

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