Draghi disgustato e deluso: se i partiti continuano così…

Si fosse trattato di un incarico in un’azienda privata, uno dei tanti che gli sono stati offerti dalla fine del suo mandato alla BCE, Mario Draghi avrebbe già salutato la compagnia.

Se ancora non l’ha fatto, se ha deciso di tenere a freno l’istinto che in più di un’occasione gli ha consigliato di far saltare il tavolo, è perché ha preso un impegno con il Paese: fare di tutto per salvarlo.

Eppure sono giorni amari per il premier. Come anticipato ieri da questo blog, Draghi ha deciso che il tempo infinito della trattativa sulla giustizia è giunto a scadenza. E oggi è anche il sempre ben informato Dagospia ad ammettere che il presidente del Consiglio ha manifestato un certo scoramento per l’andazzo mostrato dalla sua maggioranza.

Non si tratta di stanchezza. Non è certo la mole di lavoro richiesta da Palazzo Chigi a stancare un professionista abituato a ritmi serrati. A pesare sono la delusione per l’atteggiamento dei partiiti, la piena comprensione delle dinamiche che ne determinano le azioni, la tendenza a pensare ognuno al proprio orticello.

Così le continue telefonate per modificare virgole ininfluenti di un provvedimento, perdendo di vista la visione d’insieme dello stesso, al pari delle dichiarazioni a mezzo stampa che nulla fanno per appianare le tensioni nel governo, hanno provocato disgusto in Mario Draghi.

Con gli elementi del suo team, in questi giorni, il premier si è lasciato andare a considerazioni disilluse nei confronti dei partiti. A nulla è servito evitare di infierire sul loro fallimento davanti al Paese. Esaurito il periodo di luna di miele, c’è già chi lavora per tornare alla routine capitolina di sempre. C’è da dire che qualcuno lo aveva avvisato: “Mario, sei il marziano a Roma di Flaiano”. Pronosticandogli così un periodo di grande eccitazione attorno al suo ruolo destinato a sfiorire in abitudine prima, addirittura sberleffo poi.

A salvarlo da questo esito, sarà infine il suo carattere, per niente incline alle perdite di tempo e alle mediazioni al ribasso. E’ per questo che non si è fatto particolari problemi ad annunciare il voto di fiducia sulla riforma della giustizia. Sempre per questo che non avrà paura di andare allo showdown in Parlamento nel caso in cui davvero i partiti non saranno in grado di trovare un compromesso.

Se vogliono continuare così, si è sfogato, che se ne cerchino pure un altro. Lui non ha certo paura di perdere, semmai dovrebbero essere gli altri, a temere di perderlo.

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