Giustizia, c’è l’accordo: Draghi svela il bluff di Conte

Via libera del Consiglio dei ministri alla proposta di mediazione sulla riforma della giustizia. All’unanimità. Questa è la notizia e questo è quanto filtra da una riunione infuocata: prima ritardata, poi sospesa e infine ripresa quando anche l’arrivo in Aula del testo, previsto per domani, sembrava essere messo in discussione dall’assenza di un accordo politico.

A lungo si è rischiata la rottura, con i ministri M5s protagonisti in negativo della giornata, assenti nella prima fase del Cdm per prendere parte a quella che questo blog ha definito una seduta del “governo ombra” presieduta da Giuseppe Conte.

A proporre la mediazione giusta è stato Andrea Orlando, guarda caso ex Guardasigilli: tempi più lunghi (fino a 6 anni in appello) per i processi per delitti con aggravante mafiosa fino al 2024, ovvero nella fase transitoria di entrata in vigore della nuova prescrizione. Dal 2025 questo termine scenderà fino a 5 anni. E poi un regime speciale da applicare per i processi di mafia, terrorismo, violenza sessuale e droga, che dovrebbero celebrarsi “sine die”.

Si tratta di un compromesso inserito perfettamente nella dizione presentata da Mario Draghi: quella degli aggiustamenti tecnici. La sostanza non cambia: la riforma Cartabia è molto meglio della Bonafede, anche se non ci voleva poi molto.

Adesso tutti esultano: pioveranno annunci social, rivendicazioni della vittoria in Cdm di questo o quel partito, il succo politico è però il seguente: Mario Draghi si è dimostrato ancora una volta uno statista, rispettoso del mandato assegnatogli dal presidente della Repubblica. Avrebbe potuto rompere, far passare la riforma senza i 5 Stelle (aveva i numeri), invece ha insistito, nonostante l’irritazione e gli sgarbi dei pentastellati, perché il suo – non bisogna dimenticarlo mai – è un governo del presidente, di unità nazionale.

La mediazione, però, non è arrivata chinando il capo, cedendo al gioco al rialzo dei contiani, anzi. Quando i ministri M5s hanno ventilato l’ipotesi dell’astensione, il governo ha offerto un ultimo compromesso, chiarendo che non sarebbe andato oltre. E’ stato allora che Conte ha dato il via libera ai suoi. Il suo bluff era stato svelato: non avrebbe potuto rompere, perché a rompersi sarebbe stato il suo MoVimento, molto più governista che barricadero di quanto si pensi. Ora, per lui, si apre un’altra partita: produrre una narrazione che consenta di giustificare ai duri e puri alla Travaglio l’aver approvato una riforma della giustizia insieme a Silvio Berlusconi. Ci sarà da divertirsi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.