Draghi e l’avviso ai ministri: “Mai più scene simili”

Ha portato a casa il risultato, concesso all’avvocato Giuseppe Conte di salvare la sua neonata leadership, impedito la scissione del MoVimento 5 Stelle, tenuto insieme il governo di unità nazionale.

Ma il giorno dopo aver incassato la riforma della giustizia, archiviato il dossier su cui tanti esecutivi prima del suo hanno trovato la fine, il premier traccia una nuova linea rossa, invalicabile, nel cosidetto “metodo Draghi”.

Non sarà più consentito a nessuno, spiega ai suoi ministri, che si ripetano scene simili a quelle di ieri. Il riferimento è sicuramente al Cdm tenuto ostaggio per 8 ore, sequestratro dalla delegazione 5 Stelle alle prese con le direttive esterne provenienti da Giuseppe Conte. Ma il punto è soprattutto un altro, secondo Draghi: come si è arrivati alla resa dei conti di ieri.

Tutto ha avuto inizio quando Conte ha fatto sapere di ritenere inaccettabile la mediazione sul testo Cartabia inizialmente approvata dai ministri M5s.

Bene, se in questo caso Draghi ha compreso la situazione in casa pentastellata, se ha capito che Conte aveva all’epoca poteri dimezzati e per questo gli ha fornito l’occasione di rivedere l’accordo, per il futuro è certo che questo schema non si ripeterà. E non perché Draghi non voglia concedere ai partiti un adeguato margine di discussione, anzi. Il premier è convinto che, alla fine, il testo licenziato ieri sia addirittura migliore dell’originale, perché interviene su alcuni aspetti di carattere tecnico che assicureranno un miglior funzionamento agli ingranaggi arrugginiti della macchina della giustizia.

Ciò che ha messo in chiaro, però, è che una volta assunto un impegno in Consiglio dei ministri, nessuno potrà più pensare di parlare con la stampa e di riaprire una trattativa cavalcando l’onda dei media. Altra precisazione: minacciare l’astensione non è un’opzione. O meglio: ognuno è libero di farlo, e se vuole di astenersi in Cdm e addirittura in Parlamento. Ma che nessuno pensi di utilizzare l’astensione come leva contrattuale nel corso di una trattativa. Su questo punto Draghi non tratterà più: perché ha salvato la faccia ai partiti e ai propri leader in più di un’occasione. E perché sa che con il semestre bianco, con la consapevolezza che al voto non si potrà andare in nessun caso, i partiti saranno più propensi a tirare la corda.

Che si spezzi, è il ragionamento del premier. Che ognuno si assuma la responsabilità di uscire dalla maggioranza. Presiedere un governo di unità nazionale è l’incarico che gli è stato dato e che ha accettato di ricoprire. Ma nessuno può pensare che Mario Draghi si pieghi alle minacce dei partiti.

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