Siena, un “Monte” da scalare: Letta, numero da incubo…

I partiti italiani hanno un vizio atavico: pensare che la realtà ruoti attorni alle proprie dinamiche interne. Basta vedere cos’è successo alla scoperta della trattativa tra UniCredit e il Tesoro per l’acquisizione di Monte dei Paschi di Siena.

La prima notizia è che il mercato esiste, che Mps è pur sempre la banca più antica del mondo e che ha in pancia circa 4 milioni di clienti. La seconda notizia è che l’istituto di Rocca Salimbeni si è rivelato quello con il peggiore stato di salute tra i 50 istituti europei sottoposti a stress test Eba. La terza notizia è quella a lungo ignorata dai partiti: gli accordi presi con l’Europa impongono allo Stato di uscire da Mps entro il 31 dicembre 2021. Risultato: UniCredit può giocare una trattativa con il Mef avendo il coltello dalla parte del manico. Mps è in costante perdita, lo Stato deve affrettarsi a vendere e UniCredit può pensare di guadagnare dall’operazione senza accollarsi i crediti deteriorati.

Cosa c’entra tutto questo con il titolo dell’articolo? C’entra. Perché sul “Monte”, come viene chiamato a Siena, si allunga da decenni la “longa manus” della sinistra. Se qualcosa è andato storto è perché qualcuno ha pensato di controllare il territorio attraverso la leva bancaria. Bene. Anzi, male, soprattutto per Enrico Letta, che il caso vuole sia in procinto di giocarsi il collegio alle elezioni suppletive di Siena da qui ad un paio di mesi.

La sensazione di instabilità provocata dall’offerta di UniCredit ha già fatto suonare gli allarmi al Nazareno, che non per niente sta agitandosi in questi giorni chiedendo a gran voce un chiarimento da parte del ministro dell’Economia, Daniele Franco. A far paura è soprattutto la ricaduta “sociale” dell’operazione. Lo spettro è che l’acquisizione di UniCredit porti a degli esuberi nel personale nell’ordine delle 6-7 mila unità. Stiamo parlando di un terzo del totale di tutti i dipendenti Mps, ma è chiaro che per una banca che ha il cuore in quel di Siena le ripercussioni più gravi sarebbero proprio per il territorio interessato dalle elezioni.

E’ un ragionamento cinico, ma è anche quello che gli strateghi elettorali fanno in queste ore: perché il collegio a Siena non è più blindato. Anche 100 dipendenti che perdono il lavoro sono – con le loro famiglie – in grado di influenzare il risultato di una partita che già di suo si presentava insidiosa, e secondo lo storico recente addirittura in bilico.

La politica lo sa. Meglio: avrebbe dovuto saperlo.

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