Conte minaccia Draghi sul Reddito di cittadinanza: “Non lo permetterò…”

Usa ancora una volta la stampa per chiarire la sua linea di indirizzo politico: Giuseppe Conte non ha cambiato abitudini anche adesso che il ricordo della sua esperienza a Palazzo Chigi va affievolendosi.

Così, intervistato da La Stampa, l’ex premier lancia il suo monito all’attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi: “Sulla giustizia ci siamo fatti trovare forse un po’ impreparati, perché eravamo in piena transizione e non siamo riusciti a esprimere chiarezza di posizioni. Sul Reddito non ripeteremo lo stesso errore, perché non permetterò nemmeno che si arrivi a metterlo in discussione. Il reddito di cittadinanza non si discute, al massimo si migliora“.

Fate attenzione alle parole: “Sul Reddito non ripeteremo lo stesso errore” commesso sulla giustizia. Primo punto: Conte sta implicitamente dicendo che al MoVimento 5 Stelle l’accordo sulla riforma Cartabia non è che piaccia più di tanto.

Ma continuiamo: “Non permetterò nemmeno che si arrivi a metterlo in discussione“, dice Conte rispetto al Reddito di cittadinanza. Usa la prima persona singolare: dimostra di avere una visione della leadership egoriferita, soprattutto non (pro)pone dialogo, (im)pone direttamente delle condizioni.

Ciò che appare subdolo agli occhi di chi scrive è il fatto che per determinare l’autorevolezza delle proprie posizioni, Conte chiami in causa i voti ottenuti dai 5 Stelle nel 2018: “Il premier e le altre forze politiche devono comprendere che il primo partito in Parlamento risponde agli oltre dieci milioni di elettori che lo hanno votato nel 2018“.

Vero, in parte ha ragione: il MoVimento resta la forza di maggioranza relativa. Quel che Conte non dice è un dato che in politica non è esattamente un dettaglio: quei 10 milioni di elettori non hanno votato per lui. A dirla tutta, “nessuno” ha mai votato per lui.

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