Di Maio, stoccata a Conte: “Aspetto che qualcuno smentisca le veline…”

Comodo dire che sia tutta un’invenzione della stampa. Semplice sostenere che siano i giornali ad aver inventato un dualismo, quello tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, che in realtà – giurano, anzi: spergiurano – “non esiste”.

Peccato però che siano gli stessi protagonisti di quella che chiameremo “guerra delle veline” ad alimentare i retroscena dei giornali.

Non stiamo qui a riportare tutte quelle passate ai quotidiani dai rispettivi staff nei giorni della discussione sulla riforma della giustizia. Ci limitiamo invece ad analizzare le dichiarazioni del leader in pectore del MoVimento 5 Stelle e dell’ex capo politico.

Partiamo da Conte. Intervista a La Stampa di un paio di giorni fa. Alla domanda su un dualismo con Di Maio risponde così: “Oggi parte la votazione per il nuovo statuto (breve parentesi: è passato con l’87% dei voti superando il quorum al primo turno, ndr), se sarà approvato e se poi verrò indicato come leader agirò di conseguenza in una struttura con ruoli e funzioni“.

Fermiamoci un attimo. Qui Conte lancia un segnale chiaro: quando parla di struttura con ruoli e funzioni sta chiarendo che la linea politica appartiene a lui e lui soltanto. Non è abbastanza esplicito? Proseguiamo: “Ma chi è nel M5S deve comprendere che può far valere la propria opinione nell’ambito degli organi predisposti e delle assemblee, non mandando veline ai giornali per farsi notare“. Conte, di fatto, dice che Di Maio invia veline ai giornali per avere visibilità. Si tratta di un’accusa paradossale per chi ha affidato la comunicazione a Rocco Casalino, che di veline certo se ne intende.

Arriviamo ad oggi. Di Maio intervistato da Repubblica. Questa la risposta alla domanda se tra lui e Conte si fidino reciprocamente: “La fiducia tra me e Conte non è in discussione, ma da giorni sono io che ricevo attacchi con delle veline e confido ancora che arrivino smentite. Quello che non si è capito è che queste diatribe interne non indeboliscono solo il Movimento, ma chi lo guida. È sempre stato così“. Sdeng. Mazzata sui denti da parte di Di Maio. Ciò che sta dicendo a Conte è questo: mi accusi di giocare con le veline, ma sei tu che ogni giorno cerchi di screditarmi sui giornali Attento, perché se il partito si rompe, ora che ne sei alla guida, a farti male sarai tu.

Il linguaggio è molto spicciolo, ma in politica a volte non servono particolari elucubrazioni, vige la legge della giungla: sopravvive il più forte.

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