Salvini e Berlusconi, federazione a settembre. Partiti al bivio,”sarà il Big Bang”

Matteo Salvini e Silvio Berlusconi hanno già deciso: la federazione tra Lega e Forza Italia si farà.

I due hanno cominciato ad intendersi da tempo. Anche umanamente. Il Cavaliere, nelle settimane di degenza post-Covid, ha apprezzato le telefonate quotidiane del leghista, che sul piano politico ha anche iniziato ad ascoltare alcuni dei suoi consigli.

La prima dimostrazione di un Salvini “cresciuto“, agli occhi dell’uomo di Arcore, è stata la decisione della Lega di entrare nel governo Draghi. Ma più in generale, come ha riconosciuto lo stesso Berlusconi qualche giorno fa, intervenendo al ritrovo leghista di Cervia, “la leadership di Salvini s’è rafforzata da quando ha cominciato a rappresentare tutto il centrodestra“. Sul punto non sarà esattamente d’accordo Giorgia Meloni, destinataria di dispetti e sgarbi dal Capitano in ragione della sua pericolosa ascesa nei sondaggi, e non a caso appena passata da Villa Certosa per essere ragguagliata sulle intenzioni della nuova strana coppia del centrodestra. La risposta di Berlusconi è che il progetto federazione, a meno di imprevidibili scossoni, si tradurrà in un’intesa da siglare da un notaio già a settembre.

Come spesso accade in questi casi, gli obiettivi dei due contraenti l’accordo sono diversi. Se Salvini mira ad arginare l’avanzata di Giorgia Meloni e ad utilizzare i buoni uffici europei del Cavaliere per accreditarsi come interlocutore credibile nelle cancellerie internazionali, il Cavaliere sogna di porre le basi per un partito unico sul modello dei Repubblicani d’America. Non tanto per scimmiottare Donald Trump – personaggio rispetto al quale ha sempre preso le distanze – ma, per dirla con le parole di Gianfranco Rotondi, uno che di berlusconismo ne sa qualcosa essendo da 27 anni (senza pause) al fianco del Cavaliere, “Silvio realizza che un partito è necessario anche per l’eternità: non siamo nessuno se dopo non c’è chi dice che siamo stati qualcuno“. Da qui l’idea: “Creare qualcosa che stia a lui come la Dc a De Gasperi e il gollismo a De Gaulle“.

Sarà il tempo a dire se Berlusconi avrà ancora la forza propellente per rendere il partito unico a propria immagine e somiglianza. O se invece l’ingresso in un contenitore largo segnerà la diluizione dei valori moderati incarnati da Forza Italia a favore dei contenuti di marca sovranista targati Lega. Quel che è certo è che la nascente federazione, secondo i ben informati, potrebbe rappresentare la scintilla da cui si origina “il nuovo Big Bang della politica italiana“.

Lo scenario è il seguente: molti forzisti, soprattutto al Sud, non hanno intenzione di morire salviniani. E sono fermamente convinti che la mossa di Berlusconi rappresenti un suicidio politico per FI. Ecco allora che dinanzi alla nascita di una federazione “calata dall’alto” – così si dirà – molti alti dirigenti del partito potrebbero prendere coraggio a due mani e salutare la compagnia.

A quel punto si porrebbero le condizioni per un riassetto della politica nostrana nel suo complesso. Da una parte Salvini e Berlusconi, con Meloni marginalizzata dai due a presidio dell’elettorato di destra dura e pura. Dall’altra, la possibilità di dare vita al fantomatico “grande centro”: dai fuoriusciti di Forza Italia ai totiani, da Calenda a Renzi. Con il Pd probabilmente ancora una volta al traino del MoVimento 5 Stelle a guida Conte.

Attenzione: non si tratta di previsioni, ma di scenari che animano le discussioni dei parlamentari sotto l’ombrellone. Perché in fondo la politica non va mai in vacanza.

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