Draghi, tra Quirinale e Palazzo Chigi spunta una terza via

Se il futuro di Mario Draghi appassiona le cronache politiche non è perché in estate ci siano più pagine da riempire. Il punto è che dalle scelte dell’uomo dipende buona parte del futuro dell’Italia.

A tal proposito, ciò che oggi appare come l’unica certezza, è che sarà Draghi a decidere la sua prossima destinazione. Privilegio per pochi, riservato solo a statisti di taglia superiore nella storia della Repubblica, che il premier ha già stabilito di condividere con il presidente Mattarella.

I due, forti di un rapporto di fiducia e stima consolidato in questi mesi di più assidua frequentazione, concorderanno con ogni probabilità i passi da compiere. Tradotto: Draghi si accerterà delle reali intenzioni del capo dello Stato. Tenterà cioè di capire se realmente non esiste margine per convincerlo ad estendere di almeno un anno e qualche mese la sua permamenza al Quirinale. Il ché sarebbe un modo per blindare la legislatura, per consentire a questo governo di lavorare con un orizzonte meno incerto alle riforme necessarie per sbloccare i soldi del Recovery.

Nel caso in cui però Mattarella fosse fermo nella decisione di lasciare, per Mario Draghi si presenterebbe un bivio: salire sul Colle più alto della politica italiana, supervisionare dall’alto per i prossimi 7 anni il lavoro dei partiti – perdendo però l’opportunità di incidere quotidianamente sul governo – oppure restare a Palazzo Chigi per un altro anno esposto però ai sommovimenti dei partiti in campagna elettorale?

In molti sostengono che per quanto Draghi voglia bene al suo Paese, quest’ultima ipotesi sarebbe per lui sconveniente. L’assioma è che, anche tutto andasse per il meglio, esaurito il proprio mandato Super Mario resterebbe tagliato fuori da tutto. Dal Quirinale a cui avrebbe rinunciato per Palazzo Chigi. E da Palazzo Chigi poiché non certo intenzionato a presentarsi alle elezioni.

Qui però si apre quella che potremmo definire la “terza via” di Mario Draghi. L’ex governatore della BCE potrebbe scegliere infatti di rientrare in Europa dalla porta principale. Quello di Draghi sarebbe infatti il nome preferito da tutti per il ruolo di presidente della Commissione Europea. Il mandato di Ursula von der Leyen scadrà il 31 ottobre del 2024. Un anno e mezzo esatto dal termine della legislatura in Italia.

Certo, l’attesa non sarebbe poca. Ma i presupposti perché Draghi scelga questo incarico non mancano. In primis, da Bruxelles, potrebbe avere un occhio di riguardo per le questioni italiane. Aspetto non scontato visti i precedenti dei rapporti tra l’Europa e Palazzo Chigi ante Draghi.

In secondo luogo il suo nome sarebbe graditissimo in gran parte delle cancellerie internazionali. Stati Uniti a parte, cui Draghi è di casa, a spingere per Mario Draghi sarebbe in particolare la Germania. Dopo gli anni di von der Leyen è infatti improbabile che sia nuovamente un tedesco ad occupare il ruolo di guida della Commissione. Il vuoto di leadership lasciato in patria dalla Merkel, già emerso da una campagna elettorale per le elezioni federali che sta riflettendo l’indadeguatezza dei candidati in campo, porterebbe i tedeschi a vedere di buon occhio l’elezione in Europa di una personalità solida e affidabile come Draghi.

Ecco perché non si può escludere che, al bivio tra gli impegni del Quirinale e gli affanni di Palazzo Chigi, scelga infine le responsabilità della Commissione Europea.

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