M5S, Taverna asfalta lo Ius soli: frasi razziste. Cosa ne pensa Letta?

La rassegna stampa di oggi è a dir poco spassosa, mette in risalto le contraddizioni del centrosinistra e l’incapacità del Partito Democratico di venire a patti con la realtà: il Movimento 5 Stelle, Conte o non Conte, non è cambiato.

Leggete cosa dice Paola Taverna in un’intervista a Repubblica sullo Ius soli, uno degli argomenti principali di questi giorni: “Penso che con il presidente Conte sapremo trovare una sintesi che tenga conto sia del multiculturalismo, sia di corrette politiche di integrazione e del diffuso bisogno di sicurezza, ma questo argomento ogni tanto è usato in maniera pretestuosa e credo che nell’attuale situazione politica ci siano altre priorità“. Sottotesto: i diritti delle persone possono aspettare e i figli degli immigrati sono italiani solo se ci portano le medaglie.

Ma notate i dettagli, la vicepresidente del Senato – ebbene sì, questa legislatura è stata in grado di partorire Paola Taverna vicepresidente a Palazzo Madama! – associa il tema della cittadinanza al dossier sicurezza. Si tratta di un ragionamento profondamente razzista: lo straniero visto come pericolo per la società. Molto grave che a pronunciare queste parole sia una figura che occupa ruoli istituzionali di rilievo. (Qui c’è il mio punto di vista per chi fosse interessato).

Nello stesso giorno in cui Paola Taverna esce con questa intervista, La Stampa riporta le parole di Enrico Letta da Marina di Pietrasanta: “Faccio un appello a tutte le forze politiche per una legge sulla cittadinanza senza brandire bandiere ideologiche. Serve una risposta a ragazzi e ragazze che sono italiani a tutti gli effetti, evitando che debbano aspettare i diciotto anni per ottenere la cittadinanza. Io credo che questo possa essere fatto tutti insieme“.

Letta crede male. La risposta del Movimento 5 Stelle è arrivata per bocca di Paola Taverna.

E questo dovrebbe essere un partito facente parte di una coalizione di centrosinistra riformista?

Attendiamo il punto di vista di Letta sulla questione. Abbiamo il forte sospetto che aspetteremo invano.

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