Intervista a Migliore: “Conte vuole parlare coi Talebani? Mi vergogno per lui”

D. Onorevole Migliore, grazie per aver deciso di parlare con questo blog. Non possiamo non iniziare questa intervista da quella che io giudico la frase del giorno, quella pronunciata da Giuseppe Conte rispetto alla necessità di “coltivare un dialogo serrato” con il regime Talebano che, cito ancora, “appare, almeno a parole su un atteggiamento abbastanza distensivo“. Come giudica queste affermazioni? Sono molto gravi direi.

M. Sono imbarazzato per lui visto che siamo ancora impegnata nelle fasi di evacuazione del nostro personale e di coloro i quali hanno stanno cercando di salvarsi dalle probabili vendette talebane. Siamo al primo giorno di controllo militare da parte dei Talebani e ci sono già dei morti a Jalalabad tra i manifestanti, abbiamo le madri che lanciano i loro figli oltre il filo spinato per farli salvare dai militari dell’Alleanza e c’è chi, come Giuseppe Conte, ha l’ardire di parlare di nuovo regime come se questo fosse un regime come un altro, accreditato come la guida di un Paese. Io sostanzialmente penso che siano delle frasi da un lato completamente impresentabili. Dall’altro però sono anche l’indice di qual è l’alleanza che Conte intende promuovere.

D. Sì, perché guarda caso Conte parla anche di dialogare con Cina e Russia…

M. Esatto, è compiacente con quelli che sono stati i suoi veri riferimenti: Cina e Russia. Per fortuna, grazie a Italia Viva, il governo Conte non c’è più. Come si vede anche dalla pandemia e dalla gestione della campagna vaccinale – visto anche il silenzio di Conte per lungo tempo sui no vax – alle questioni internazionali, per fortuna oggi abbiamo un governo più autorevole e soprattutto un governo che fa dei dirittti umani una bandiera. Ricordo in questo senso anche le parole di Draghi su Erdogan.

D. Qual è il rischio che si corre in Afghanistan?

M. Noi oggi dobbiamo temere che vi possa essere, con la risorgenza talebana, un vero e proprio “santuario” di organizzazioni terroristiche, in particolare quelle affiliate ad Al Qaida. Io sono un po’ di anni che mi occupo di terrorismo internazionale, sono presidente di una commissione internazionale che si occupa di questo, con l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo – di cui sono presidente – abbiamo sottoscritto un protocollo di cooperazione rafforzata con l’ufficio delle Nazioni Unite per il contrasto al terrorismo. Le notizie che abbiamo sono di segno diverso: cioè che al confine col Pakistan sono attive, proprio nei territori che erano già controllati dai Talebani, almeno qualche decina di gruppi di chiara matrice terroristica. E poi dire, come dice un portavoce dei Talebani, che verranno rispettati i diritti delle donne e allo stesso tempo che verrà rispettata la sharia è un’evidente contraddizione. Rappresenta un messaggio chiaro: la democrazia non solo non è nella nostra cultura, ma è nostra nemica, e i diritti democratici non sono contemplati all’interno di un regime oscurantista. Questo è quello che dovrebbe sapere Giuseppe Conte e spero che il ministro Di Maio che ha la delicatissima responsabilità della Farnesina, non dia retta alle farneticazioni del leader del suo partito.

D. Voglio essere malizioso: secondo Lei quelle di Conte sono le dichiarazioni di una persona a corto di competenza geopolitica oppure, ancor più grave a mio parere, sono strumentali a strizzare l’occhio a Cina e Russia?

M. Io penso che siano entrambe. La superficialità con la quale Conte fa affermazioni che peraltro smentisce costantemente sono l’elemento caratterizzante, per cui probabilmente dipende dall’ultimo che ha sentito per affermare determinate questioni. Io non ho nessuna fiducia nell’operato di Conte, né l’ho mai avuta per dire la verità, soprattutto in politica estera. Io ricordo ancora le sue dichiarazioni verso il populismo, la sua amicizia con Trump, l’idea che si dovessero sviluppare i rapporti con la Cina e le sue Nuove Vie della Seta indipendentemente da quello che fosse l’orientamento atlantico. Penso che da questo punto di vista ci sia un misto di superficialità e il tentativo di accreditarsi verso un fronte che però non è il nostro.

D. Possiamo dire col senno del poi che ce la siamo vista brutta ad avere un premier che coltiva certe idee in tema di politica estera…

M. Io ci tengo a sottolineare la frettolosità di certe frasi…

D. Dice che è una fretta ‘sospetta’?

M. Sì, assolutamente. Il problema oggi è che Conte non è più al governo ma purtroppo c’è nel centrosinistra, perché il Partito Democratico ritiene e vede in Conte un interlocutore. Allo stesso modo lo vedono editorialisti importanti e mezzi di comunicazione. Io sono convinto che se noi vogliamo costruire una strategia per la salvezza del nostro modello di vita dobbiamo puntare su riformismo e rispetto dei diritti umani. E questo deve avere delle conseguenze anche dal punto di vista delle alleanze politiche, non è che si possono fare le alleanze politiche sulla base di presunte convenienze o antipatie. Sono più chiaro: “Sto con Conte perché mi sta antipatico Renzi”. No, Conte deve essere valutato per quello che è e per quello che dice, non per contro chi si schiera. E io penso che questa vicenda dell’Afghanistan testimoni molto bene chi è Conte e i rischi che abbiamo corso come Paese ad avere lui come presidente del Consiglio.

D. Insomma, Letta farebbe bene a prendere le distanze dalle dichiarazioni di Conte…

M. Mi sarei già aspettato una presa di distanze almeno dai principali responsabili del Pd.

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