Stefania Craxi racconta…Craxi: “Uomo dalla sensibilità gigantesca”

Stefania Craxi, vice-presidente della Commissione Esteri, è la persona giusta per parlare di Afghanistan.

Quella della senatrice di Forza Italia, nei mesi scorsi, è stata una delle pochissime voci fuori dal coro a mettere in guardia sui rischi che sarebbero scaturiti da un ritiro affrettato delle truppe occidentali. Inevitabilmente, parlando di geopolitica, la nostra conversazione non può non convergere su uno dei pochi premier che hanno realmente fatto politica estera in questo Paese.

Un gigante della politica italiana: Bettino Craxi.

Che la si pensi o meno come lui, oggi come ieri, questa è l’unica definizione che rende giustizia al leader socialista. Ed è proprio da una sua frase che inizia la mia intervista alla senatrice Craxi.

D. La mia libertà equivale alla mia vita“. Sulla tomba di Bettino Craxi si leggono queste parole. Un manifesto della sua esistenza. Per la figlia di un uomo che ha scritto una frase del genere, immagino ci sia una sensibilità particolare rispetto alla battaglia per i diritti del popolo afgano oggi in pericolo.

C. Intanto mi lasci dire una cosa: se questo ritiro lo avesse fatto il cattivissimo Trump, le anime belle dell’Occidente lo avrebbero già impiccato a testa in giù. Dopodiché non c’è dubbio che siamo di fronte ad un epico fallimento dell’Occidente. Però è altrettanto indubitabile che questo fallimento è figlio di un’incredibile sottovalutazione di fenomeni sociali e politici e di una scarsa conoscenza delle realtà locali.

D. Era il 9 luglio, e lei diceva: sì, rallegriamoci per il ritorno a casa dei nostri ragazzi ma non facciamoci illusioni sul fatto che la vicenda afgana ci sia estranea. Cos’aveva intuito?

C. Leggo, mi informo, cerco di capire. Gli effetti di un ritiro subitaneo erano ampiamente previsti dalle diplomazie e dai servizi segreti di tutto il mondo. Dopodiché io penso che non si può imporre la democrazia dall’alto, come se la democrazia occidentale fosse un modello universale. Senza appunto considerare una realtà in cui il sistema sociale è di tipo tribale, in cui lo Stato e la religione sono difficilmente separabili. Io credo che prima di imporre un modello democratico bisogna porsi il problema di far maturare una società che possa affrontare un modello democratico. E questo va acquisito con il tempo, la pazienza…

D. C’è chi si oppone a questo tipo di ragionamento dicendo: “Ma se non sono bastati 20 anni...”

C. Vent’anni nella storia dell’umanità sono un battito di ciglia…C’è da vedere se questi interventi militari siano utili o non sarebbe più utile con il tempo, con la pazienza, con l’instaurare un dialogo, con le armi della diplomazia e della politica, far crescere una coscienza civile e una società più progredita e in grado di supportare un modello democratico. La cosa è valsa anche per le Primavere arabe. Non c’è dubbio che c’è una grande globalizzazione, che in Occidente ha prodotto il sovranismo, e in quei Paesi, anche del Mediterraneo, ha provocato una reazione identitaria forte. Io vedo grandi strepiti, preoccupazioni, ma non vedo grandi ragionamenti. Penso che l’unica cosa che l’Occidente dovrebbe pretendere senza “se” e senza “ma” è il rispetto dei diritti civili: degli uomini, delle donne, dei bambini, di tutti.

D. Ed era appunto la frase con cui abbiamo aperto questa chiacchierata: “La mia libertà equivale alla mia vita“.

C. Certo. Però è cosa diversa dal pretendere che alcuni popoli siano governati da un modello occidentale.

D. Che ne pensa delle parole di Conte? Ieri ha detto…

C. No guardi, non ascolto ciò che dice Conte. Non mi faccia questa domanda perché non so cos’ha detto e non mi interessa.

D. La capisco. Senta, quando si parla di politica estera non si può non citare Bettino Craxi. Suo padre è uno dei pochissimi leader che hanno fatto veramente politica estera in questo Paese. Non c’è bisogno che lo ricordi io. Vorrei però parlare di lui prendendo spunto da un libro bellissimo, che consiglio a tutti: “Presunto colpevole – Gli ultimi giorni di Craxi”, scritto da Marcello Sorgi. Mi ha colpito il racconto di un Craxi emarginato dall’Italia, dalla vigliaccheria dei suoi politici, che non rinuncia alla propria passione politica e discute insieme ad artigiani e commercianti tunisini delle elezioni comunali ad Hammamet.

C. Assolutamente sì, lui era tutto politica. Sedeva a tavola con noi? Bisognava parlare di politica per entrare nel suo mondo, lui certo non entrava nel nostro! Aveva una “passionaccia” politica, divorante.

D. Siamo nell’epoca dei “partiti del leader”. E Craxi è stato a mio avviso anche un leader “carismatico”. La differenza fondamentale, rispetto a molti attori di questi anni, è che la sua leadership ha fatto bene anche all’Italia.

C. Intanto diciamo che il Partito Socialista è un partito assolutamente democratico. Craxi tutte le settimane riuniva la direzione, tutti i mesi il comitato centrale, i sindaci e i vice-sindaci delle città importanti. Ascoltava tutti e poi decideva solo, com’è giusto che sia per un leader, però lui rappresentava l’insieme del Partito Socialista. Non è come oggi che il leader cancella l’insieme.

D. Sempre a riprova del fatto che l’unica vera passione di Craxi fosse la politica, cito un altro aneddoto. Ultimo Natale di Craxi. Cossiga viaggia dall’Italia ad Hammamet e non lo trova bene, per usare un eufemismo. Ma c’è una cura: parlare di politica. Sono due ore in cui Craxi, prima di avvertire la fatica, si rianima, torna ad essere il Craxi di sempre. Sarebbe da far leggere a chi descriveva Craxi come uomo interessato al denaro…

C. Assolutamente. Soldi? Se aveva 50mila lire in tasca e incontrava un povero glieli dava. Andava al ristorante con un amico e non esisteva che pagasse l’altro. Ma per carità…!

D. Non a caso lei ha scritto: “Non c’era nulla da ereditare, se non i valori e le idee“. Di lui si dice che avesse un carattere difficile. A me, da esterno, è sembrato invece che fosse dotato di una grande sensibilità.

C. Allora, era un uomo da un carattere difficilissimo con una umanità gigantesca, inarrivabile oggigiorno.

D. Nell’ultimo appunto trovato sotto il letto, il giorno della sua morte, Craxi scrive: “In questo processo, in questa trama di odio e di menzogne, devo sacrificare la mia vita per le mie idee. La sacrifico volentieri. Dopo quello che avete fatto alle mie idee la mia vita non ha più valore. Sono certo che la storia condannerà i miei assassini. Solo una cosa mi ripugnerebbe: essere riabilitato da coloro che mi uccideranno“. Io trovo siano le parole drammatiche di un poeta.

C. Era un uomo assolutamente eccezionale, perché aveva una sensibilità di stampo ottocentesco, risorgimentale, con gli occhi ben piantati verso il futuro. Era veramente un unicum. L’altra cosa che a me colpiva moltissimo è che non si è mai lamentato. Mi diceva: “Beh, se uno guarda la storia è successo molto di peggio a persone molto migliori di me“. Da un certo punto la sua vita si è identificata con quella di Garibaldi: era un eroe risorgimentale.

Grazie, senatrice Craxi, per aver condiviso i suoi pensieri e i suoi ricordi con questo blog.

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