Afghanistan, Biden e il timore di un attacco: cosa c’è dietro la deadline del 31 agosto

Se il presidente Biden è apparso cinico agli occhi del mondo, se ha confermato l’intenzione di lasciare l’Afghanistan entro il 31 agosto, non è perché d’improvviso sia cambiato.

Assurdo credere che il “vecchio Joe” per mezzo secolo abbia indossato una maschera, ingenuo pensare che l’empatia, ovvero la cifra del politico e dell’uomo Biden, sia stata una grande menzogna dei media. La verità è un’altra.

Dietro la decisione di rispettare la deadline di fine mese per completare l’evacuazione da Kabul, e soprattutto dietro la scelta di tacere di fronte all’arroganza talebana, tale da provocare la superpotenza parlando di una “red line” da non oltrepassare (salvo ripercussioni) c’è una ragione politica.

Biden l’ha di fatto chiarita nel corso dell’ultima conferenza stampa sull’Afghanistan, la quarta in otto giorni, quando ha detto: “Prima possiamo finire, meglio è. Ogni giorno di operazioni comporta un rischio aggiuntivo per le nostre truppe“.

Ma a cosa si riferiva il presidente USA? Chiaramente al rischio di un attacco, magari un attentato all’aeroporto di Kabul.

A questo riguardo, l’inquilino della Casa Bianca ha citato espressamente l’ISIS-Khorasan, l’affiliato afgano dell’ISIS che combatte i Talebani poiché considerati poco aderenti ai precetti dell’Islam.

Fin troppo facile comprendere quale sia l’obiettivo della costola dello ISIS: colpire gli americani per scaturirne una reazione, magari costringendoli ad allungare la propria permanenza in Afghanistan, così da mandare all’aria i piani dei nemici giurati Talebani.

Gli stessi Talebani che, fino ad oggi, si sono mostrati “collaborativi” con gli USA per una sola ragione. Non perché siano diventati improvvisamente più buoni, ma perché disposti a tutto per assicurarsi che la scadenza del 31 agosto venga rispettata.

Quanto invece un attacco alle forze militari a stelle e strisce potrebbe pregiudicare.

Le immagini di un attentato contro i soldati americani, le notizie dei morti nel momento del ritiro dal Paese, sortirebbero uno choc anche Oltreoceano. L’opinione pubblica statunitense si troverebbe a riconsiderare la decisione di abbandonare l’Afghanistan. Spingerebbe per vendicare lo smacco. Abituata a dare schiaffi, piuttosto che a prenderli, l’America furiosa chiederebbe al suo Presidente una reazione all’altezza del suo nome.

Così, costretto a lavare l’onta, neanche Biden, da anni convinto della necessità di lasciare l’Afghanistan, potrebbe tirarsi indietro. Sarebbe così obbligato a lanciare una nuova offensiva, tale da appagare la sete di rivlasa del suo popolo. Col serio rischio di venire trascinato in una nuova guerra. Questa sì, senza data di scadenza.

E’ solo per questo, unicamente per questo, che alla Casa Bianca si fa ormai da giorni il conto alla rovescia: “Prima possiamo finire, meglio è“. Non c’è bisogno di altre spiegazioni.

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