Intervista a Richetti: “A Roma con Calenda per vincere. Ecco il futuro di Azione”

Oggi questo blog ha il piacere di ospitare Matteo Richetti, senatore e fondatore di Azione insieme a Carlo Calenda. E proprio dalla campagna per il Campidoglio di quest’ultimo prende il via la nostra chiacchierata.

D. Senatore Richetti, queste elezioni romane rappresentano uno snodo importante per il suo partito. Pensa che un eventuale ingresso al ballottaggio, se non addirittura la vittoria, possa fare da volano per la crescita di Azione anche a livello nazionale? 

R. A Roma abbiamo messo in campo un progetto civico che va oltre il solo partito di Azione. Tutti i partiti dell’arco costituzionale negli ultimi anni si sono resi responsabili del declino della Capitale, e Carlo Calenda si sta facendo carico di riportare all’impegno civile e politico tutte quelle persone che si stavano rassegnando all’idea che governare Roma fosse impossibile. Azione è l’architrave di questa operazione, ma non ci sono finalità di partito.

D. Nella peggiore delle ipotesi, dando un’occhiata ai sondaggi, Calenda rischia di essere estromesso dal ballottaggio, ma un importante risultato personale è fuori discussione. E’ azzardato definire la vostra un’operazione “win-win” o arrivare terzi/quarti – pur con una buona percentuale – vorrebbe dire secondo Lei aver commesso un errore politico?

R. Noi corriamo per vincere. E’ fuori discussione che lanciare la sfida fuori e oltre i tradizionali schieramenti politici è arduo e ambizioso, ma Azione è nata per questo. L’Italia non può pensare al proprio futuro condannata ad un bipolarismo tra Pd e Cinque Stelle da una parte e Lega e Meloni dall’altra; alle prossime elezioni politiche ci faremo carico di dare un’alternativa seria e credibile agli italiani. Il Governo di Mario Draghi fortemente voluto da Azione, unico partito che non si è piegato al sostegno del Governo Conte, è la dimostrazione che in Italia sta tornando una domanda forte di competenza e serietà.

D. Intervistando Lorenzo Pregliasco di YouTrend, il sondaggista osservava come il limite maggiore della candidatura di Calenda sia stato quello di non riuscire ad aggregare altre forze (in particolare il Pd) attorno alla sua figura. Azione si imputa degli errori al riguardo o le colpe sono tutte da attribuire al Pd?

R. Non giriamoci attorno, il Pd non ha voluto in nessun modo prendere in considerazione il sostegno alla candidatura di Calenda. A Napoli attorno alla disponibilità di un ex ministro (Manfredi, ndr) si sono evitate le primarie; a Roma se ci fosse stato Nicola Zingaretti avremmo avuto lo stesso epilogo. Superata l’ipotesi del Presidente della Regione Lazio, il Partito Democratico ha immediatamente fatto quadrato su Gualtieri. Sia chiaro, tutto legittimo, ma è innegabile che il Pd ha scelto in via definitiva la prospettiva di un futuro insieme a Conte e Di Maio, piuttosto che la creazione di un asse riformista insieme ad Azione, Più Europa e gli altri partiti liberal democratici. Detto questo, la capacità di aggregazione di Carlo Calenda è dimostrata dal numero di cittadini che in queste ore si stanno unendo alla nostra campagna elettorale e stanno venendo a sostenere la nostra lista.

D. A livello nazionale Azione sconta un handicap comune in questa fase a tutte le componenti moderate: la presenza di due poli a trazione populista, da una parte i 5 Stelle e dall’altra i sovranisti. Qual è la prospettiva di Azione in questa situazione rispetto alle Politiche del 2023? 

R. E’ un paradigma tanto della politica tanto della vita, accettare le strade già costruite o tracciare sentieri nuovi. La politica italiana presenta un’anomalia che non ha eguali in nessun altro Paese europeo: la sinistra consegnata e piegata alle istanze del qualunquismo grillino e la destra che ha abbandonato ogni istanza liberale per inseguire il facile consenso populista e sovranista. Esattamente il contrario di ciò che sta accadendo in Europa, dove socialdemocratici e liberali si assumono la responsabilità di una comune coalizione per governare le istituzioni comunitarie. Questo è l’obiettivo di Azione e lo perseguiremo a prescindere dalla legge elettorale con la quale si andrà al voto.

D. Come si esce da questo – almeno apparente – vicolo cieco?

R. Se ne esce spezzando questo dannoso circolo vizioso, se ne esce riportando i socialdemocratici nell’alveo di una coalizione riformista rompendo con i populisti, e alleandosi con le forze moderate e liberali, e soprattutto europeiste, del centrodestra.

Grazie senatore Richetti, alla prossima intervista.

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