Ho rivisto Joe Biden

Sarò altamente impopolare, lo so. Ma a me la conferenza di Joe Biden, ieri notte, è piaciuta. Ho deciso di dormirci sopra, prima di scrivere qualcosa. Ho pensato che la stanchezza potesse giocarmi un brutto tiro. Temevo che aver coperto da solo (ovviamente non esiste “redazione”, la redazione sono io), per un’intera giornata, eventi così drammatici come quelli verificatisi in Afghanistan, potesse portarmi a dare una lettura dei fatti sbagliata, troppo emotiva. Eppure questa mattina non ho cambiato idea.

La conferenza stampa di ieri poteva decretare la fine della presidenza Biden: una parola sbagliata e il presidente si sarebbe attirato contro un Paese intero. Non sto dicendo che non abbia subito degli attacchi, non sto dicendo che non ne subirà ancora – a proposito, i Repubblicani stanno già preparando la richiesta di impeachment – ma penso che Biden abbia limitato i danni, ottenuto il massimo nelle peggiori condizioni possibili (l’uccisioni di 13 soldati non è cosa da poco). Penso insomma che quello di ieri sia stato il suo miglior intervento da quando è presidente.

Ora, non fatevi ingannare dalle foto che vedrete su tutti i siti. I giornalisti hanno l’abitudine di plasmare la realtà a proprio piacimento. Ecco allora che questa immagine è diventata per molti l’emblema dell’intera conferenza:

Immagine

Il sottotesto è il seguente: ecco, di fronte a voi c’è un presidente afflitto e sconfitto. Pochi vi diranno la verità: nello scatto in questione Biden era in (im)paziente attesa che un giornalista lo facesse parlare. La sua espressione era un po’ quella di chi si morde la lingua quando attende che qualcuno finisca di straparlare.

Ma lasciando da parte la narrazione dei media, dicevo: a me Joe Biden ieri notte è piaciuto. Ho apprezzato l’onestà con cui si è presentato dicendo “a tough day“, senza preamboli, “una dura giornata“. Ho trovato giusto, forte, il tono con cui ha detto: “We will not forgive, we will not forget. We will hunt you down and make you pay“, ovvero “Noi non vi perdoneremo, non dimenticheremo. Vi daremo la caccia e ve la faremo pagare“. Ho trovato umano e rispettoso l’inedito minuto di raccoglimento per le vittime. Ho sentito sincera la sua commozione verso le famiglie dei caduti. Ho capito che non recitava mentre cercava di entrare in empatia con loro, descrivendo alla perfezione il dolore che lui stesso, da genitore che ha perso un figlio, ha provato sulla propria pelle.

Ieri notte ho rivsto la persona e il leader politico che ho sempre creduto sarebbe stato un presidente migliore di Donald Trump. Non ho cambiato idea. Neanche dopo i fatti di Kabul. Mentre la corrente lo tirava giù, sull’orlo del precipizio, ho rivisto Joe Biden.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.