Intervista a Gozi: “Macron pronto a Difesa comune europea. Serve segnale da Roma e..”

Sarebbe sbagliato e arrogante pensare di cogliere ogni aspetto della crisi in Afghanistan guardando unicamente dal nostro punto di osservazione. Per questo motivo ho contattato Sandro Gozi, europarlamentare di Renew Europe molto vicino al presidente Macron, per sapere da lui, che la conosce benissimo, come la Francia sta interpretando questa fase rispetto all’Italia. E quali sono le ripercussioni di quanto sta accadendo in queste ore per tutta l’Europa.

D. Onorevole Gozi, non possiamo non partire dal discorso di ieri del presidente Biden: che impressione le ha fatto?

G. Si è trattato sicuramente di un discorso molto emotivo, in cui però il presidente ha confermato una scelta, quella del ritiro dall’Afghanistan, di cui è profondamente convinto e che mostra una continuità tra Repubblicani e Democratici. I tentativi di strumentalizzazione da parte dei Repubblicani credo vadano respinti: tutti sappiamo che c’è una continuità tra l’amministrazione Trump e quella Biden. Abbiamo visto tanti elementi di discontinuità nelle ultime tre presidenze, ma su questo aspetto la continuità fra Trump e Biden è evidente. Rimane il fatto che io credo che, nel rispetto della convinzione di Biden, la scelta di lasciare l’Afghanistan in questo modo sia sbagliata. Penso che la contraddizione sia evidente: neppure i Talebani controllano oggi l’Afghanistan. Lasciamo una situazione in cui c’è il rischio di conflitti inter-tribali, tra varie fazioni dei Talebani, e in cui gli stessi Talebani non controllano alcune fazioni legate all’ISIS, che ieri ha rivendicato l’attentato.

D. Il fatto di avere un presidente americano che dice: “Prima ce ne andiamo meglio è”, che tipo messaggio lancia?

G. C’è il rischio di incoraggiare gli estremisti e i fondamentalisti in giro per il mondo. E di dare un messaggio di debolezza di cui nostri rivali sistemici, a partire dalla Cina, potrebbero approfittare. Secondo me nell’immediato, vista anche la volontà di Biden, confermata ieri sera, di proseguire il ritiro dall’aeroporto nei tempi previsti, gli europei e i britannici dovrebbero nel contesto NATO continuare a permettere l’accesso all’aeroporto, che è rimasta l’unica piccola finestra aperta, l’unica fessura verso la libertà per tanti afgani. La prima mossa dovrebbe essere continuare ad assicurare il controllo di quell’anello esterno all’aeroporto che è il modo per difenderci da ulteriori attacchi. Questa sarebbe una decisione operativa molto importante che ci farebbe entrare in una fase di maggiore assunzione di responsabilità.

D. Sarebbe un segnale importante.

G. Io dico sempre che in materia di sicurezza gli europei devono diventare adulti, sono degli adolescenti, anche se adolescenti che hanno assunto importanti responsabilità: penso alla presenza della stessa Italia, della Francia in Afghanistan. Però bisogna passare dall’adolescenza alla maturità sapendo che se il nostro migliore amico, l’America, valuta che non è suo interesse rimanere in scacchieri dove noi invece riteniamo sia nostro interesse restare, nel rispetto dell’alleanza transatlantica, gli europei devono darsi un’autonomia strategica e di sicurezza.

D. In questi casi si parla sempre della necessità di una Difesa comune europea. Secondo lei è fattibile o in fin dei conti è solo uno slogan che non si rivela praticabile?

G. E’ fattibile, è praticabile, in realtà avremmo già alcuni strumenti che non si utilizzano: ci sono gli EU Battlegroups, che sono dei gruppi di combattimento europei che noi paghiamo, sono militari di vari Paesi europei che ogni anno si incontrano, lavorano insieme. Non li abbiamo mai utilizzati. Sì, l’Europa della Difesa non solo è possibile ma è necessaria, perché ci sono ancora tante duplicazioni, tante sovrapposizioni, tra le forze armate, aeree e navali dei Paesi europei che potremmo ridurre anche con una maggiore efficienza della spesa. Ci sono dei passi avanti: il Fondo europeo per la difesa che è lì proprio per spingere dei progetti comuni, ma occorre prendere la decisione politica. Anche alla luce della tragedia afgana l’idea di un esercito comune europeo, detta in maniera semplice, cioè di europei che in tempi rapidi sono in grado di agire e di reagire con delle forze armate provenienti da diversi Paesi, laddove sia necessario, mi sembra oggi una priorità. Occorre la volontà politica.

D. E secondo lei c’è questa volontà politica oppure no?

G. C’è da parte di Emmanuel Macron sicuramente, è necessario che Berlino e Roma dicano delle parole più chiare. Perché io capisco che Berlino e Roma siano sempre preoccupate, giustamente, di confermare l’alleanza transaltlantica, ma questo progetto di Difesa europea non è lì per sfidarla è lì per rafforzarla, per renderla più credibile. Le esitazioni che a me sembra ancora di sentire rispetto al progetto di autonomia strategica europea, di cui Emmanuel Macron è certamente il principale propositore da parte di altre capitali credo siano oggi da superare. Il tempo è arrivato. Fino a quando l’Unione Europea non si darà veramente gli strumenti di difesa e sicurezza, chiaramente comuni, utilizzabili e utilizzati laddove sono le crisi, è chiaro che poi non verrà rispettata e considerata negli scenari internazionali. E’ la vecchia domanda: “Quante legioni e quanti militari ha il Papa?“. Ripeto, la questione si gioca innanzitutto tra Parigi, Berlino e Roma.

D. Il fatto che Macron sia il principale sostenitore di un progetto di questo tipo è indicativo anche della vocazione della Francia, un Paese “mondiale” prim’ancora che europeo. Lei della Francia è un grande conoscitore: come sta vivendo rispetto all’Italia la situazione in Afghanistan? C’è una percezione diversa della crisi a suo avviso?

G. Certamente la Francia ha questa vocazione globale. Ma i francesi si rendono conto che questa vocazione può essere sviluppata solo attraverso l’Europa. Ed è un’altra delle ragioni per cui la Francia spinge così tanto per quanto riguarda alcuni progetti europei: penso ai grandi progetti industriali, al cloud europeo, alla cyber-sicurezza, e quindi anche all’autonomia strategica europea. Sono priorità storiche nazionali dei francesi ma che oggi ci si rende conto possono essere portate avanti solo attraverso l’Europa. C’è una consapevolezza del fatto che la Francia ha anticipato rispetto ad altri Paesi quelle che sono state le conseguenze più negative della decisione prima di Trump e poi di Biden. Gli afgani che hanno collaborato con i francesi hanno cominciato ad arrivare in Francia prima che altrove. C’è molto apprezzamento per il lavoro di David Martinon, che è l’ambasciatore francese a Kabul, che è ancora a Kabul, e c’è ora un grosso dibattito sulla necessità di organizzarsi a livello europeo per gestire gli inevitabili flussi migratori che faranno seguito a questa crisi. Da una parte c’è una certa soddisfazione per il lavoro della diplomazia francese, che è stato apprezzato anche da vari osservatori internazionali, però è evidente che c’è anche la valutazione sulla sconfitta dell’operazione, soprattutto per la parte del nation building, e ora non è il tempo di dare lezioni a nessuno. C’è anche questo sentimento.

D. Questo smentisce chi sostiene che Macron, con le elezioni alle porte, possa essere meno incisivo sulla scena internazionale.

G. Macron lavorerà come presidente fino all’ultima ora dell’ultimo giorno in cui formalmente sarà presidente in base a questo mandato. Non ha assolutamente intenzione di rallentare né l’azione economica e sociale post-Covid in Francia, né di diminuire l’intensità della sua azione europea ed internazionale. Quindi quelli che anche in Italia continuano a dire “Macron è indebolito, ci sono le elezioni…“, assolutamento no. Emmanuel Macron lavorerà a pieno ritmo fino all’ultimo giorno della sua presidenza e vorrà fare il massimo per sfruttare tutto il potenziale della presidenza francese dell’Unione Europea che comincerà il 1° gennaio del 2022. Quindi non solo non sarà meno attivo, ma sarà molto più attivo soprattutto sulla scena europea immagino anche su temi di cui abbiamo discusso questa mattina, proprio perché vede la presidenza francese come l’occasione per proporre una visione di Europa 2030 in cui la difesa, la sicurezza, l’autonomia strategica e la cyber-sicurezza sono priorità su cui l’Europa deve rispondere in quanto tali.

D. A proposito di elezioni presidenziali in Francia. La notizia delle ultime ore è la discesa in campo, tra i Repubblicani, di Michel Barnier, ex capo negoziatore della Commissione Europea nelle trattative sulla Brexit. Il suo curriculum di europeista è inattaccabile. E il suo profilo è quello di un uomo di centrodestra, area politica che Macron ha presidiato sempre di più negli anni della sua presidenza. Pensa possa rappresentare un problema, a livello elettorale, per Emmanuel Macron?

G. Michel Barnier per me è innanzitutto un amico. E’ una persona che conosco da molto tempo, con cui ho lavorato insieme alla Commissione Europea e con cui sono ancora in contatto. Quindi innanzitutto è un amico che rispetto moltissimo. E’ certamente un vero europeista, una persona che sia come ministro che come commissario europeo e rappresentante nostro per la Brexit ha fatto sempre un lavoro ottimo e serio. Quindi molto rispetto per Michel Barnier e per la sua decisione di correre per le primarie dei Repubblicani. Io non credo che il problema sia Barnier. Il problema sono i Repubblicani. Ad oggi la destra francese la vedo sempre più sotto l’influenza dell’estrema destra, delle sirene sovraniste, di un neo-nazionalismo un po’ nostalgico di “un bel tempo che fu” (forse) ma che non tornerà. Quindi dato che le primarie in genere favoriscono coloro che hanno le posizioni più estreme, più identitarie, in un movimento politico, non so quanto la candidatura di Michel Barnier troverà una risposta maggioritaria nelle primarie dei Repubblicani. Tra l’altro all’interno dei Repubblicani ci sono vari aspiranti e varie divisioni, non hanno ancora trovato il modo di gestirle. Da una parte dunque rispetto per la sua candidatura, che per certe posizioni è molto vicina a noi, dall’altra sono un po’ dubbioso che quella impostazione europeista sia maggioritaria oggi in una destra che è sempre di più sotto l’influenza del lepenismo.

D. Quindi l’interprete dei valori europei resterà Macron.

G. Macron è un leader che ha avuto il coraggio e l’intuizione di costruire la sua discesa in politica attorno ad una scelta fortissima di Europa sovrana e democratica e continuerà a essere il punto di riferimento per tutti gli europeisti. Certamente anche le proposte che farà dall’inizio della presidenza francese dell’UE, che coincide con le elezioni presidenziali, inevitabilmente faranno sì che anche il tema europeo rimarrà centrale. Da questo punto di vista credo che Macron continuerà la sua battaglia europeista. Bisogna considerare anche che secondo alcuni studi il 97% degli elettori di Macron e di En Marche hanno scelto Macron e il suo partito innanzitutto per l’Europa. Chiaro che Macron sarà giudicato solo in parte sul bilancio di questi 5 anni ma anche su come la Francia in autunno e in inverno riuscirà ad uscire dalla crisi Covid-19 o ne gestirà la nuova fase, perché come sappiamo la crisi non è finita. Quindi ci sono altri aspetti: a cominciare appunto dal Covid e dalla situazione economica e sociale interna che peseranno molto sull’elezione presidenziale.

D. E’ ancora lunga.

G. Esatto.

D. Grazie onorevole Gozi, alla prossima.

4 commenti su “Intervista a Gozi: “Macron pronto a Difesa comune europea. Serve segnale da Roma e..”

  1. 5 Domande: A l’On Sandro Gozi.
    1. Parla di maturità politica, Come e in che modo si può riprendere nelle scuole l’educazione civica e civile? (già tolta da circa due decenni fa).
    2. Ci fa capire che l’Europa non può eseguire un pronto intervento pacifico o militare in Afghanistan.
    Quindi, si ritorna indietro alla storia a richiamare i governi degli Stati membri?
    GLI STATI MEMBRI QUALE SICUREZZA POSSONO GARANTIRE?..
    3. Prima e dopo delle ultime elezioni Europee si è parlato di Federalismo, ma non vedo nessun evoluzione.
    CON UN STATO FEDERALE SI POSSONO RISOLVERE LE CARENZE ATTUALI IN EUROPA?..
    4. La fondazione degli STATI UNITI DI EUROPA a che punto sta?..
    5. Nel mio piccolo mi sono sacrificato per redigere il progetto il Federalismo e democrazia diretta sito web http://www.fddeu.ch
    Adesso chiedo di inserirlo a titolo di formazione politica, civica e civile nelle scuole,
    È POSSIBILE?..

  2. La pandemia ed il pericolo di nuove manifestazioni di terrorismo, spero acceleranno il lavoro degli Stati membri dell’ Unione Europea verso una nuova politica di vera cooperazione, la formazione di un esercito comune, l’ uguaglianza di diritti e doveri, contratti salariali, la formazione degli Stati Uniti d’ Europa.

  3. Condivido quanto affermato dall’europarlamentare Sandro Gozi in merito alla necessità di una Comunità Europea di Difesa che mi ricorda purtroppo che fu il Parlamento Francese a bocciare nel 1954 il progetto della CED. Credo però anche della necessità di porre con forza una profonda riforma delle Istituzioni europee in direzione federale. Mi sembra utile in tal senso riportare qui di seguito quanto detto di recente dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ” C’è l’esigenza di potenziare la sovranità comunitaria che sola può integrare e rendere non illusorie le sovranità nazionali. E£’ un atto di responsabilità verso i cittadini.

  4. Condivido quanto affermato da Sandro Gozi, europarlamentare italiano eletto in Francia con Macron e En Marche. Ci vuole però un salto di qualità in direzione di una Europa sovrana, democratica ed accogliente.

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