Giuseppe Conte c’ha ripensato: perché ora vuole Draghi premier fino al 2023

La finestra per scatenare il terremoto, per Giuseppe Conte, si è chiusa da un po’. All’incira un mesetto fa, quando Luigi Di Maio, impegnato in un Cdm infuocato sulla giustizia, gli ha palesato al telefono l’indisponibilità a seguirlo nel suo disegno iniziale. Il seguente: rompere sulla riforma Cartabia, mettersi all’opposizione del governo Draghi e “poi vediamo che succede”.

Di acqua sotto i ponti, nonostante la torrida estate, da quello scambio telefonico ne è passata parecchia. Conte è cioè venuto a patti con l’idea che la possibilità di destabilizzare il premier non è (più) di sua convenienza. Perché è vero che i bagni di folla, da quando ha iniziato a girare l’Italia in lungo e in largo, non sono mai mancati. Ed è altrettanto vero che nonostante l’addio a Palazzo Chigi continua a sfornare numeri travolgenti sui social.

Ma l’altra verità che l’ex presidente del Consiglio non può ignorare è quella dei sondaggi. L’atteso effetto Conte sulle sorti del Movimento 5 Stelle non c’è stato.

Per non parlare delle faide interne, della guerriglia permanente fra contiani e grillini. “Vi sorprenderemo”, aveva risposto a chi parlava di un partito dilaniato, diviso in mille rivoli, senza capo né coda. Ma l’unica sopresa è stata quella di 37 tra attivisti, consiglieri comunali ed ex consiglieri dell’Emilia-Romagna ad aver salutato la compagnia. E questo, al di là delle motivazioni più – ma soprattutto meno – nobili di chi compie operazioni di questo genere, di solito dà l’idea dello stato di salute di un partito. Per intenderci: i passeggeri del Titanic si sono gettati nell’Oceano dopo l’impatto con l’iceberg, non certo ad inizio crociera, quando il transatlantico veniva presentato come il più grande e lussuoso al mondo.

Conte ha così rinunciato all’idea di capitalizzare il consenso derivante dal recente vissuto a Palazzo Chigi. Pur consapevole che nel 2023 non ci sarà un italiano che sia uno – anzi, forse uno sì, un noto direttore di giornaletto – a non associare la sua faccia al capitolo più buio della storia repubblicana: la pandemia. Conte sarà “quello del coronavirus”, quello delle conferenze stampa fiume e dei Dpcm. Difficile ritagliarsi un’immagine diversa. O meglio, per farlo serve tempo. E per avere tempo occorre stabilità.

Per questo Conte ha rivoluzionato i propri piani: al fianco di Draghi nella speranza che duri. E, soprattutto, che Mattarella ceda infine al pressing di chi gli chiede di restare al Quirinale per non rinunciare a Draghi a Palazzo Chigi.

Quasi due anni sono un tempo plausibile per varare un restyling. E d’altronde va detto che Conte è esperto in operazioni di maquillage: in poco tempo è stato capace di governare prima con la destra e poi con la sinistra. Il pelo sullo stomaco non manca. Né l’ambizione di riprendere possesso del luogo di lavoro che più amato in assoluto: il palazzo del premier.

Figurarsi allora se è un problema aspettare il 2023. C’è tutto il tempo per selezionare con cura il prossimo abito da indossare. Sperando, dettaglio non da poco, di trovare nel taschino stavolta pure i voti.

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