“No Green pass” e “No Vax”: questo è squadrismo. Ora Draghi dia un segnale

Un giornalista di Repubblica preso a pugni in faccia da un “no Green pass”. Un “no vax” che insegue fin sotto casa il virologo Matteo Bassetti minacciandolo di fargliela pagare perché “con questi vaccini ci ucciderete tutti”. Una giornalista di RaiNews24 aggredita al grido di “terrorista” mentre lavorava alla manifestazione dei No Green Pass di Roma.

Sono solo gli ultimi episodi di cronaca, ma cristalizzano alla perfezione la tendenza in atto: è in corso una reazione violenta da parte di una frangia di irriducibili sostenitori dell’anti-scienza, di inguaribili complottisti disposti a tutto pur di non rinunciare alla propria libertà, di fare danni, ovviamente.

Ora, dopo aver varato il Green Pass e averlo reso necessario per accedere a molti luoghi pubblici, il governo deve avere il coraggio di imprimere una nuova svolta. I dati che arrivano oggi dall’OMS sono chiari: il ritmo delle vaccinazioni è in calo ovunque in Europa. Il motivo è chiaro: tra Ni e No Vax esiste una fetta di popolazione che non riusciremo a raggiungere con nessuna campagna di sensibilizzazione.

Era qualcosa che sapevamo da tempo, ma è stato legittimo sperare che il convincimento portasse i frutti sperati. Ora, però, il tempo della fiducia nell’altrui intelligenza è scaduto. L’autunno è alle porte, la variante Delta non potrà essere contenuta con una percentuale di vaccinati che, almeno in Italia, è alta ma non a sufficienza per arginare un virus ben più contagioso dell’originale. Per evitare di disperdere tutti gli sforzi di questi mesi è necessario, per una volta, prevenire anziché curare.

Dunque Draghi scelga: o si estende l’uso del Green Pass a tutte, e dico tutte, le attività quotidiane. Oppure, meglio, si fa una legge per l’obbligo vaccinale.

In questo modo riusciremo a prendere i classici due piccioni con una fava: da una parte metteremo in sicurezza l’economia e la salute di milioni di persone; dall’altra renderemo seduta stante fuorilegge tutti gli squadristi – è giusto chiamarli con il loro nome – che pensano bene di usare violenza sugli altri perché percepiscono le maglie della società fin troppo larghe su questa tema.

Illudersi che il convincimento possa avere la meglio su persone più a loro agio nel mulinare le mani che le sinapsi cerebrali significherebbe commettere un grave errore di sopravvalutazione delle proprie capacità persuasive. Sarebbe un peccato d’arroganza. I muri di gomma esistono, i casi umani pure, meglio non perderci tempo. Dove non arriva l’intelligenza deve arrivare lo Stato.

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