Sull’obbligo vaccinale Conte può tornare gialloverde e mollare Letta

Giuseppe Conte farà di tutto per camminare sul filo dell’ambiguità per almeno un mese. Cercherà, come ha fatto da quando è entrato in politica, di utilizzare le sue spiccate doti di equilibrista per non scontentare nessuno, quanto meno fino alle amministrative. Da una parte quelli che nel Pd gli chiedono chiarezza sull’obbligo vaccinale che il premier Draghi si è detto ieri pronto ad introdurre non appena sarà possibile; dall’altra coloro che gli consigliano prudenza, che gli ricordano come l’elettorato M5s sia composto in una sua parte importante da ni vax e no vax più o meno dichiarati.

A dire il vero lui, Giuseppe Conte, una posizione sul tema l’ha espressa con chiarezza soltanto pochi giorni fa, dicendosi “non favorevole all’obbligatorietà dei vaccini” ritenendo che fosse “giusto invocare la libertà e la responsabilità dei cittadini“. Una linea del tutto sovrapponibile a quella ribadita da Matteo Salvini che, interrogato sulla questione, ha sempre risposto: “Io sono per la libertà“. Basta unire i puntini per avere la più naturale delle soluzioni: la riedizione dell’alleanza gialloverde tra M5s e Lega per far naufragare l’obbligo vaccinale.

Il rischio, oltre che per il Paese, è palese anche per Enrico Letta, segretario del Pd che sta faticando non poco a giustificare alla parte più riformista dei “dem” la decisione di non rinunciare all’alleanza con i 5 Stelle. E se un motivo è appunto l’intenzione di blindare la sua elezione nel collegio di Siena alle prossime suppletive, d’altra parte non si può fare a meno di osservare che in gioco ci sono cose ben più importanti delle sorti personali di un leader.

Qualora Conte decidesse di accodarsi a Salvini e Meloni, cosa farebbe Letta? Potrebbe davvero accettare un distinguo di questo tipo all’interno della coalizione che ambisce a guidare? Senza poi considerare il fatto che, schierandosi a favore dell’obbligo vaccinale, Conte potrebbe rendere plasticamente l’idea di un Salvini se non estromesso dalla maggioranza Draghi quanto meno marginalizzato e totalmente ininfluente.

Un’occasione ghiottissima, com’è fin troppo chiaro a chi si occupa di tattica politica. Ma poi c’è sempre l’altro lato della medaglia: i sondaggi, i no vax, i ni vax, i 5 Stelle barricaderi. Ed è un attimo tornare al Conte versione avvocato del popolo, anzi, dei populisti.

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