Obbligo vaccinale “temperato”: la strategia di Conte per uscire dall’angolo

Quando in conferenza stampa Mario Draghi ha pronunciato quel “” alla domanda se il governo intendesse procedere in direzione dell’obbligo vaccinale, Giuseppe Conte ha compreso immediatamente di essere stato messo all’angolo dal suo successore a Palazzo Chigi.

Ancora una volta, a dispetto di chi lo dipingeva come un tecnico a corto di rudimenti politici, il premier ha sparigliato, riposizionato i pezzi sulla scacchiera obbligando i partiti a fare i conti con la sua cifra: il pragmatismo.

Dunque serve a poco, come sta facendo Salvini, ricordare che ad oggi ad aver varato l’obbligo vaccinale sono stati solamente “Tagikistan, Turkmenistan e Indonesia”, nazioni che, dice il leghista, “non penso siano modelli democratici da seguire”. La risposta di Draghi suonerà più o meno così: “Vorrà dire che sarà l’Italia a tracciare la strada per le grandi democrazie compiute”.

Cosa c’entra Salvini con Conte? C’entra. Perché fino a ieri la posizione del leghista e quella dell’avvocato del popolo sull’obbligo vaccinale erano pressoché coincidenti. A cambiare le carte in tavola sono state appunto le parole di Draghi.

Il leader M5S ha compreso che alla luce del suo futuro posizionamento politico non gli fa gioco restare dallo stesso lato di Salvini su un argomento così delicato e importante. Anche dal Pd il pressing affinché Conte si smarchi dall’atteggiamento fin qui tenuto dai sovranisti è intenso. Allo stesso tempo, però, l’intenzione dell’ex premier è quella di procedere con cautela almeno fino al voto delle amministrative: non vuole infatti correre il rischio di creare troppi malumori all’interno di un elettorato che negli anni si è mostrato sensibile – per usare un eufemismo – alle istanze no vax.

Ecco allora la ricerca spasmodica di un punto di equilibrio in grado di tenere insieme tutto. Da una parte la volontà di distinguersi rispetto alle “pulsioni antiscientifiche” di Lega e Fratelli d’Italia, dall’altra il desiderio di non rinunciare a quella piattaforma di dubbiosi che non vede di buon occhio l’obbligo vaccinale.

Mediazione difficile da raggiungere, ma non fuori portata per l’uomo che in pochi anni ha governato con tutti e il loro opposto.

Da qui la formula che è la novità delle ultime ore: quella che prevederebbe una sorta di “obbligo vaccinale temperato”. Lo si evince dalle dichiarazioni che lo stesso Conte ha rilasciato a margine di un evento accanto alla sindaca di Roma, Virginia Raggi. Ad un iniziale e troppo freddo “vediamo“, il presidente M5S ha infatti poco dopo aggiunto la necessità di “spingere per l’obbligatorietà in tutte quelle situazioni in cui ci sono assembramenti, in prospettiva anche nei luoghi di lavoro“. Insomma, un primo passo sostanziale verso la linea Draghi. Quanto basta a smarcarsi rspetto a Salvini, senza provocare troppi mal di pancia nel M5s.

Nuova impresa di un acrobata dei nostri giorni, basata sulla speranza di sempre, sul leitmotiv della precedente esperienza a Palazzo Chigi: che sia cioè il tempo a fare per lui il lavoro sporco, a toglierlo dall’imbarazzo di esercitare le sue prerogative di leader, a fare politica per lui.

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