Ahmad Massoud poteva soltanto resistere: ora può morire nel nome del padre

I Talebani hanno annunciato di aver assunto il pieno controllo del Panjshir. Non è vero, ma la sensazione è che la Resistenza guidata da Ahmad Massoud sia prossima a cedere per manifesta inferiorità.

La notizia di cui vi avevo dato conto nella serata di ieri, quella di un Panjshir circondato e assediato da tutti gli ingressi della Valle, ha finalmente fatto capolino – con circa 12 ore di ritardo – anche sui quotidiani italiani.

Ma come stanno realmente le cose in questo momento? Per capire bisogna guardare questa mappa:

Immagine

La linea rossa, al centro della mappa, è la strada principale che percorre la valle. Da essa partono dozzine di diramazioni. Il luogo in risalto, l’ufficio del Governatore del Panjshir, è sotto il controllo dei Talebani: significa che gli studenti coranici sono ormai dentro. Quando però le Forze Nazionali della Resistenza fanno sapere di combattere “da posizioni strategiche” non mentono: le diramazioni che vediamo nella mappa sono ancora sotto il loro controllo. Piccola notazione: non è la prima volta che una forza ostile penetra nella vallata, anche i sovietici lo fecero più volte, ma non per questo sconfissero Ahmad Shah Massoud.

La differenza rispetto al passato? Questa:

Nell’immagine a sinistra, la situazione nel 2001: la Resistenza (evidenziata in rosa) poteva contare su tutto il nord, su diverse vie di fuga per assicurarsi rifornimenti di varia natura dagli altri Paesi confinanti. Vent’anni dopo il figlio del Leone del Panjshir può contare soltanto sulla sua provincia (colorata in arancione): è circondato, non può resistere all’infinito.

La soluzione più saggia per il destino personale di Ahmad Massoud sarebbe stata quella di siglare un accordo, al ribasso, con il nuovo governo Taliban. Il giovane Leone ha deciso fino ad oggi di rifiutare quest’opzione pur sapendo che non avrebbe mai potuto “vincere” la guerra. I Talebani sono di più, sono meglio equipaggiati, controllano tutto l’Afghanistan: non c’è mai stata una reale speranza di “sconfiggerli”. Dunque perché combattere? Il vero obiettivo di Massoud era un altro: resistere. Prolungare la lotta fino all’inverno, quando la neve avrebbe coperto le montagne del Panjshir, facendo da barriera fisica insormontabile per qualunque esercito, fermando i combattimenti per mesi. Dimostrarsi solido, credibile come punto di riferimento della Resistenza in Afghanistan, nella speranza che qualche potenza occidentale decidesse di sostenerlo: questo era il disegno del giovane condottiero.

Il punto è che i Talebani stanno avanzando troppo in fretta, probabilmente con l’aiuto del Pakistan. Nelle prossime ore è atteso un messaggio di Ahmad Massoud. Il figlio del Leone deve scegliere il suo destino: arrendersi o rischiare di finire nelle mani dei nemici, essere ucciso.

Rischia un epilogo drammatico, eroico, nel nome del padre.

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Un commento su “Ahmad Massoud poteva soltanto resistere: ora può morire nel nome del padre

  1. Il messaggio è arrivato. Le forze di terra dei Taleban sono state intrappolate e distrutte e hanno chiesto poter ritirarsi. Massud ha accettato, ma disarmati. I terroristi non hanno accettato. Massud fa appello alla ribellione. Ma ci sono forze aeree pakistane. A Panjshir non hanno nemmeno il pane secco.

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