Roma, il dato “nascosto”: suicidio sovranista, perché Calenda può farcela

Il “fatto” politico delle ultime ore, quello di cui si parla nelle segreterie dei partiti, è certamente il sondaggio SWG che ha fotografato la situazione a Roma.

Carlo Calenda non solo è terzo davanti a Virginia Raggi (flop incredibile per una sindaca uscente), ma è anche così vicino a Roberto Gualtieri da ritenere quanto meno ragionevole l’ipotesi di conquistare un posto al ballottaggio con 3 settimane di campagna elettorale davanti e il 19% di indecisi ancora “in palio”.

Ora, la domanda che deve porsi chi fa questo mestiere, è la seguente: com’è stato possibile? La risposta non può essere la più ovvia: e cioè che Calenda è il miglior candidato ai nastri di partenza nella corsa per il Campidoglio.

Se la politica premiasse la competenza, infatti, non avremmo mai visto Virginia Raggi sindaca della Capitale.

Dunque, cos’è successo? Per capire dobbiamo partire da un dato di quel sondaggio passato perlopiù inosservato. Eccolo:

Il partito di Silvio Berlusconi è ai minimi storici nella Capitale. Sconta l’assenza del leader, certo, ma il fatto che il soggetto che per quasi un trentennio è stato il riferimento dei moderati di centrodestra sia precipitato sotto il 3% nella città più importante d’Italia deve suggerire anche un altro tipo di riflessione. Di fatto, è la conclusione a cui è arrivato questo blog, i cittadini romani stanno anticipando i tempi rispetto alla politica. Di più: stanno chiarendo che la direzione assunta dal Cavaliere, deciso nel medio periodo a confluire in un partito unico con la Lega, è sbagliata.

Se Forza Italia si accoda ai sovranisti – ricordiamo che l’indicazione di Enrico Michetti è figlia di una scelta precisa di Giorgia Meloni – i suoi elettori (fedeli solo a Silvio Berlusconi) senza il proprio leader in campo vanno altrove. In questo caso scegliendo il profilo che più risponde alle caratteristiche di moderazione che l’elettore forzista va ricercando. Non certo di sinistra, ma neanche troppo a destra: questa è la formula azzurra, ed anche il motivo per cui al crollo forzista non corrisponde un travaso di voti verso Lega e Fratelli d’Italia.

Ecco perché Carlo Calenda ha speranze di colmare il gap da Gualtieri da qui al giorno del voto. Ed ecco perché è pressoché certo di diventare sindaco di Roma nel caso in cui arrivase al ballottaggio. Perché Salvini e Meloni, scegliendo Michetti, hanno compiuto un suicidio politico: hanno preferito presidiare il proprio campo politico – senza pensare che quello non l’avrebbero perso in nessun caso – lasciando sguarnito quello liberale e moderato. Quello che in Italia, da che mondo è mondo, decide chi vince le elezioni.

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