Mattarella si chiama fuori. Il retroscena e il segnale ai partiti: “No al bis”

Se cercate l’unica persona con qualche residua possibilità di convincere Sergio Mattarella ad allungare la sua permanenza al Quirinale, bussate a Palazzo Chigi, chiedete di Mario Draghi. Attenzione però a farvi troppe illusioni: il premier non si intesterà la vostra causa. E non, come i maliziosi insinuano, perché ha messo nel mirino a sua volta il Colle. Al contrario: perché nutre troppo rispetto per la persona di Sergio Mattarella, per azzardare un pressing che ai suoi occhi apparirebbe poco elegante.

Sì, perché la notizia di queste ore è in realtà una “non notizia”: il presidente della Repubblica, molto semplicemente, non ha cambiato idea. Non intende farsi rieleggere, convinto com’è che una sua riconferma, dopo il precedente recente del Napoletano-bis, renderebbe di fatto la pratica del doppio mandato presidenziale la prassi, snaturando così il volere dei Padri costituenti.

Ecco allora spiegato il sentimento di rassegnazione provato nelle segreterie dei partiti che, in nome della stabilità – e un po’ della paura del voto -, già pregustavano lo scenario ideale: un bis a tempo del capo dello Stato così da consentire a Draghi di portare a termine la legislatura e mettere in salvo i fondi del Recovery. Le indicazioni che arrivano dal Colle non sembrano lasciare spiragli di alcun tipo.

Un retroscena parla di una conversazione avvenuta tra il presidente e l’ex compagno di partito nella Democrazia Cristiana Virginio Rognoni, durante la quale Mattarella avrebbe giudicato “inconcepibile” soltanto l’idea di un suo secondo mandato. Ma addirittura più concreto è il segnale lanciato ai partiti poche ore fa. Dal Quirinale è infatti trapelato che Mattarella sarà il 16 dicembre in Vaticano per salutare papa Francesco: un’udienza di congedo in vista della conclusione del settennato, che scadrà ufficialmente il 3 febbraio 2022. Sempre nei prossimi mesi previste anche delle visite in Germania e in Spagna per “salutare” i suoi omologhi.

A colpire è soprattutto il tempismo: come mai dal Quirnale si fa trapelare la notizia dell’incontro con il Santo Padre con oltre 3 mesi di anticipo rispetto alla data fissata? Semplice, per lanciare un messaggio chiaro ai partiti: “Nelle trattative per il prossimo inquilino del Quirinale fate i conti senza di me. Non ci sarà alcun bis“. Firmato, purtroppo, Sergio Mattarella.

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