Il fantasma di Al-Zawahiri. Al Qaida minaccia l’America: “Nuovi attacchi con gli aerei”

Il medico di Al Qaida è invecchiato. Rispetto ai video in cui minacciava l’America e gli infedeli accanto ad Osama bin Laden, il principe del terrore, la barba di Ayman Al Zawahiri è diventata più bianca, il viso più smunto, gli occhi infossati.

La grafica invece, nei 20 anni trascorsi dall’11 settembre 2001 ad oggi, si è evoluta. Un tempo, per non farsi individuare dall’intelligence americana, i terroristi erano soliti utilizzare dei teli alle loro spalle. Era il modo per impedire che anche un minimo dettaglio del paesaggio rivelasse la loro posizione. Adesso le comodità e la tecnologia hanno preso il sopravvento: alle spalle di Ayman Al-Zawahiri, il chirurgo, campeggia uno sfondo raffinato, una parete disegnata da linee geometriche eleganti, non è chiaro se riprodotte al computer o realmente esistenti nel suo misterioso rifugio.

Gerusalemme mai giudaizzata". Per l'11 settembre torna Al Zawahiri -  ilGiornale.it

A proposito: forse nessuno lo catturerà mai, l’ex numero 2 di Al Qaida. E forse prenderlo oggi significherebbe, al di là dei simbolismi, molto meno di ieri. Da molti anni Al-Zawahiri viene considerato un leader del passato, surclassato dai giovani che in questi ultimi anni hanno “fatto la storia” della Jihad.

Eppure il fatto che un video del chirurgo egiziano venga diffuso nel ventennale degli attacchi dell’11 settembre, non può non rappresentare uno schiaffo all’America e al suo presidente, Joe Biden, che solo pochi giorni fa ha sostenuto la sconfitta dell’organizzazione terroristica in Afghanistan.

Falso. Se nonostante il video di ieri nessuno può dire con certezza che Al Zawahiri sia ancora vivo (nel filmato ci sono riferimenti che arrivano a gennaio 2021, ma non alla vittoria dei Talebani in Afghanistan), al contrario chiunque può vedere che Al Qaida è ancora viva e vegeta.

Certo, soffre la concorrenza dell’ISIS, che negli ultimi anni ha fatto la parte del leone in quanto a “risultati” ottenuti sul campo. Ma come ha segnalato Rita Katz, direttore di Site Intelligence Groupl’organizzazione non governativa americana che tiene traccia delle attività online di organizzazioni suprematiste e jihadiste, mai come nel ventesimo anniversario degli attacchi alle Torri la base qaedista si è scaldata sui social.

Video di propaganda, incitamenti ad unirsi alla Jihad, si rincorrono ininterrottamente da giorni. E in risposta al gruppo rivale dell’Islamic State, che chiede ad Al Qaida di dimostrare che Al Zawahiri sia ancora vivo, una rivista vicina all’organizzazione fondata da Osama bin Laden sfida i propri militanti a ripetere l’impresa compiuta venti anni fa utilizzando nuovamente aerei di linea. Con la foto delle torri in fiamme, la domanda retorica è la seguente: “Non siamo in grado di ripeterlo?“.

Così, forse più del fantasma di Al Zawahiri, a far paura all’America e al mondo, è la consapevolezza che il terrorismo è sopravvissuto anche ai suoi ideatori. Saranno morti forse i leader, non il loro odio verso di noi.

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