“Pence tentò di salvarlo”, poi si prese del traditore. No, il vice di Trump non fu un eroe

Le anticipazioni del libro “Peril“, in uscita la prossima settimana, stanno dettando l’agenda politica negli USA. Si tratta di rivelazioni importantissime, non solo perché firmate da una leggenda vivente del giornalismo americano, Bob Woodward, l’uomo che scoperchiò il caso Watergate insieme a Carl Bernstein, ma anche perché raccontano come andarono realmente le cose nei giorni di fine impero dell’amministrazione Trump.

Nel succoso elenco di retroscena contenuti in “Peril” non c’è solo il resoconto delle iniziative messe in atto dal generale Milley per evitare che gli USA e i loro alleati precipitassero più o meno a propria insaputa nella Terza Guerra Mondiale con la Cina, ma anche un racconto che riscrive la storia di quanto accaduto a margine dell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio.

Era infatti opinione diffusa – condivisa anche da questo blog – che il vicepresidente Mike Pence fosse stato uno dei pochi a salvarsi nel campo repubblicano dopo il rifiuto di Donald Trump di riconoscere la vittoria di Joe Biden alle elezioni di novembre.

Era un’opinione sbagliata.

Secondo la ricostruzione degli autori Woodward e Costa, Pence tentò fino all’ultimo di venire incontro alla richiesta di Donald Trump di non certificare al Congresso il conteggio dei voti del collegio elettorale. Lo si evince chiaramente da questa conversazione, avvenuta il 5 gennaio all’interno dello Studio Ovale. Sono le ore che precedono l’assalto al Campidoglio, i manifestanti si possono già udire vicino a Pennsylvania Avenue.

  • Trump: “Se queste persone dicono che hai il potere, non lo vorresti?“.
  • Pence: “Non vorrei che nessuna persona avesse quell’autorità“.
  • Trump: “Ma non sarebbe quasi bello avere quel potere?“.
  • Pence: “No. Ho fatto tutto quello che potevo e anche di più per trovare un modo per aggirare questo. Semplicemente non è possibile“.

Quando Pence non si è mosso, Trump gli si è rivoltato contro: “No, no, no!“, ha urlato il presidente uscente. “Tu non capisci, Mike. Tu puoi fare questo. Non voglio più essere tuo amico se non lo fai“.

L’indomani, Trump ha chiamato di nuovo Pence nello Studio Ovale prima dell’inizio dei lavori al Congresso e del successivo assalto al Campidoglio: “Se non lo fai, ho scelto l’uomo sbagliato quattro anni fa“, ha detto The Donald secondo gli autori. “Stai per cedere“, ha detto rabbiosamente, fino a sancire: “Ci hai tradito. Io ti ho creato. Tu non eri niente.

Al di là dell’aver tenuto testa a Trump in quella circostanza, la frase chiave di questa conversazione è la seguente: “Ho fatto tutto quello che potevo e anche di più per trovare un modo per aggirare questo“. Pence, insomma, si è impegnato per cercare di assecondare il disegno di Trump di ribaltare l’esito del voto. In questo senso, sembra abbia chiesto consiglio anche a Dan Quayle, ex vicepresidente di Bush senior e collega repubblicano dello stato di Pence, l’Indiana. Quayle però è stato irremovibile: “Mike, non hai alcuna flessibilità su questo. Nessuna. Zero. Dimenticalo. Mettilo da parte“, ha detto al suo interlocutore.

Peril” riscrive la storia. Alla luce di queste dichiarazioni possiamo dire che no, Mike Pence non fu un eroe.

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