Perché Aukus segna l’inizio della Seconda Guerra Fredda

Gli storici protesteranno. Ricorderanno indignati che con l’espressione “seconda guerra fredda” si intende il periodo che va dalla fine degli anni Settanta a metà anni Ottanta, quando il risveglio delle tensioni tra USA e Russia fece temere il peggio. Ma perché venga compresa fino in fondo la portata degli eventi che stiamo vivendo, è giusto commettere un errore dal punto di vista storiografico, preoccupandosi invece di andare al sodo: Aukus, il patto strategico tra USA, Gran Bretagna e Australia, segna l’inizio della “vera” Seconda Guerra Fredda, intesa come quella tra Stati Uniti e Cina.

Non che le tensioni siano una novità di questi giorni, ma la velocità con cui Washington sta muovendo le sue pedine danno la dimensione dell’urgenza della sfida rappresentata da Pechino.

Non è trascorso neanche un mese dal ritiro delle truppe in Afghanistan, che Joe Biden già si preoccupa di annunciare l’accordo a tre per un partenariato strategico che ha come obiettivo quello di fornire a Canberra otto sottomarini a propulsione nucleare: più veloci, capaci di restare sommersi per mesi, in grado di lanciare degli attacchi a lunghissima gittata, silenziosi, invisibili al nemico.

E non è un caso che gli USA siano tornati a condividere con un’altra nazione teconologia militare top secret (cosa che non avveniva dal 1958) proprio nel settore dei sottomarini. Di fatto Washington decide di approfittare di quello che a detta del suo ministero della Difesa rappresenta un tallone d’Achille della Cina, priva, secondo gli americani, di “una robusta capacità di combattimento di profondità contro i sommergibili“.

Attenzione: non è questione di deficit di mezzi. Se per determinare la forza di una nazione bastasse misurare la profondità del suo arsenale, allora non avremmo dubbi: la Marina cinese dispone di 62 sottomarini d’attacco contro i 52 americani. Ma se ad oggi ancora non esiste dubbio su chi sia il Numero Uno al mondo – l’America, lo precisiamo per alcuni irriducibili – è perché essere potenza marittima implica una transizione di tipo mentale prima ancora che fisico. Il popolo che ambisce a dominare il mare deve venire a patti con l’idea di lasciare la terra per abitare le onde: quanto la Cina non riesce a comunicare alle giovani generazioni, attratte dal lusso, molto meno dalla violenza che il passaggio agli oceani richiede.

Aukus nasce per consentire all’Australia di pattugliare le acque dell’Indo-Pacifico, con l’obiettivo di impedire alla Cina di controllare i suoi mari. Crocevia fondamentale per evitare che Pechino possa un giorno spingersi lontano da casa.

Ma in che modo Canberra potrà adempiere a tale imoegno? La Marina americana è chiara sulle capacità dei suoi sottomarini: “Sono progettati per trovare e distruggere sommergibili nemici e vascelli di superficie, proiettare potere sulla costa con missili cruise Tomahawk e forze speciali, sostenere operazioni navali“. All’occasione, dunque, il nuovo arsenale consentirà agli Alleati di colpire obiettivi anche a migliaia di chilometri di distanza, di effettuare azioni di pattugliamento, di intelligence e, in caso di necessità, di sbarcare squadre di commandos.

Siamo in presenza di un evidente cambio di fase. Per questo gli USA mettono in conto di irritare non poco la Francia. Per questo hanno di fatto imposto all’Australia di entrare nel patto Aukus.

Convinti come sono di essere ad un passo dalla resa dei conti, gli americani sono pronti a forzare la mano, a chiedere agli alleati una prova di fedeltà: “O con noi o contro di noi“, è l’ultimatum. Sarà pure guerra fredda, ma l’Indo-Pacifico già ribolle.

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