Draghi, primo grande successo internazionale: il G20 sull’Afghanistan si farà

Ancora fino a ieri sera c’era chi metteva in dubbio la possibilità che Mario Draghi riuscisse nel suo intento. Eppure nell’ultima conferenza stampa a Palazzo Chigi, il premier aveva messo in chiaro senza titubanze che “il G20 straordinario sull’Afghanistan si farà“. Aveva ragione lui.

La conferma è arrivata nella notte italiana, nel discorso pronunciato dallo stesso Draghi all’Assemblea Generale dell’ONU. Occasione in cui il capo del governo italiano ha rimarcato come le tre priorità del vertice saranno “aiuti umanitari, sicurezza e diritti umani” da garantire all’Afghanistan.

Certo, non è passato inosservato il passaggio in cui il presidente del Consiglio ha fustigato i fautori del dialogo a tutti i costi con i Talebani, precisando che il loro regime “non risponde alle aspettative della comunità internazionale di un governo inclusivo e rappresentativo delle diverse componenti etniche, sociali e religiose del Paese“.

C’è molto lavoro da fare, insomma, e non solo perché il rischio che l’Afghanistan si trasformi in un nuovo santuario del terrorismo è altissimo. Il punto è che la vicenda afgana è diventata agli occhi di Draghi una questione d’onore: non personale, ma per l’intero Occidente. Le modalità con cui gli Alleati si sono ritirati dal Paese non sono piaciute al premier, e il minimo che si può fare adesso è cooperare, coinvolgendo tutti gli attori, affinché vent’anni di sacrifici e conquiste in fatto di diritti non vadano dispersi.

Per questo ha speso tutto il suo peso politico per convincere i grandi del Pianeta a mettere da parte le loro riserve. A Joe Biden, ad esempio, che temeva di finire nuovamente sul banco degli imputati, ha ricordato come la partecipazione degli Stati Uniti sortirà l’effetto opposto, chiarendo che Washington non è inaffidabile come qualcuno sostiene in queste settimane. Il leader della Casa Bianca ha infine accettato, e probabilmente non si limiterà ad intervenire da remoto, ma approfitterà del viaggio a Roma per ricucire con Emmanuel Macron dopo lo strappo di Aukus e per incontrare il Papa per la prima volta da presidente.

Non è stato facile neanche convincere Cina e Russia, decise a prendere tempo per comprendere come evolverà la situazione a Kabul in attesa di riposizionarsi. A Xi Jinping, in due telefonate, Draghi ha poi spiegato che sì, è vero che il G20 è un forum dedicato a questioni di carattere economico, ma la gravità di quanto accaduto in Afghanistan richiede che i leader internazionali facciano uno strappo alla regola.

Lo stesso ha ripetuto a Putin, il quale si è fatto desiderare non poco. Ma la Russia, ha scandito il premier italiano solleticando l’orgoglio del leader del Cremlino, è un attore di caratura mondiale e deve sedere al tavolo dei colloqui. Obiettivo raggiunto: Usa, Cina e Russia ci saranno.

Il primo successo internazionale di Mario Draghi è servito.

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