La “nuova-vecchia Lega”: qual è il piano di Giorgetti e cos’aspetta a realizzarlo

Da commercialista qual è, Giancarlo Giorgetti è abituato a far bene i propri conti. Per questo centellina le interviste, per questo studia attentamente quando e come intervenire sulla scena, smettendo all’occasione la tendenza a muoversi dietro le quinte della politica italiana.

I quesiti che bisogna porsi dopo un’intervista come quella concessa a La Stampa, e ancora di più dopo dichiarazioni che hanno portato Giorgetti a meritarsi l’appellattivo di “nuovo Gianfranco Fini” – inteso come “traditore” della causa salviniana – sono almeno due: perché proprio adesso? E dove vuole arrivare?

Iniziamo a rispondere all’ultima domanda. Giorgetti ambisce a fare della Lega una CSU italiana. Il punto di approdo del suo piano politico è la versione nostrana dell’Unione Cristiano-Sociale attiva in Baviera, il partito gemello della CDU fino ad oggi guidata da Angela Merkel in Germania.

Il ragionamento è il seguente: la Lega ha il suo zoccolo duro al Nord, il consenso di cui il Carroccio dispone al Centro-Sud è un voto legato a doppio filo a Matteo Salvini, ma che è in forte calo, perché la leadership del Capitano mostra segni di stanchezza, per usare un eufemismo. Il rischio che corre la Lega, mette dunque in guardia Giorgetti, è quello di perdere anche la fiducia dei ceti produttivi settentrionali per inseguire il disegno nazionalista di Salvini.

Si dirà: Giorgetti vuole rifare la Lega Nord? Non proprio: o comunque, solo in parte.

Sebbene abbia confermato di vedere in Umberto Bossi il proprio mentore, Giorgetti non ha intenzione di tornare alla dimensione della Lega barricadera che urlava contro “Roma ladrona“. Al contrario: il ministro del Mise vuole smettere i panni dell’opposizione permanente in cui Salvini ha relegato il Carroccio e fare della Lega il punto di riferimento al Nord Italia di chi vuole governare a Roma. Esattamente ciò che è stato per anni la CSU in Baviera per la CDU di Merkel ma con una libertà di manovra probabilmente maggiore: senza cioè essere legata ad un solo campo – in questo caso il centrodestra, che avrebbe comunque una corsia preferenziale – ed interessata nel concreto (la dimensione preferita di Giorgetti) a far valere gli interessi del Nord Italia mettendoli a disposizione del miglior offerente.

Allo stato attuale non risulta che Giorgetti sia interessato alla premiership, come invece suggeriscono i salviniani feriti. Il ministro lo ha confermato indirettamente pochi giorni fa, ricordando da grande appassionato di calcio che “in una squadra c’è chi è chiamato a fare gol e chi è chiamato a difendere. Io per esempio ho sempre amato Pirlo. Qualcuno deve segnare, qualcuno deve fare gli assist“. Insomma: Giorgetti, di questa operazione, sarebbe regista, non finalizzatore.

Ora però tocca rispondere al primo quesito: perché far scoppiare la bomba proprio adesso? Semplice: perché Giorgetti ha annusato vento di tempesta alle amministrative. Crede che la linea di Salvini sarà pesantemente sconfessata dagli elettori nelle grandi città italiane, con percentuali allarmanti al Centro-Sud. Questo è il momento di investire sul suo disegno politico, anche di rischiare: se la sua percezione si rivelerà corretta, il giorno dopo le elezioni amministrative potrà richiedere un “chiarimento” all’interno della Lega, versione edulcorata di un “congresso“. A quel punto, forte del sostegno dei presidenti di Regione leghisti, che già hanno isolato Salvini sulla questione Green pass, Giorgetti metterà il Capitano alle strette: se non aderirà al nuovo corso, verrà calorosamente accompagnato alla porta. Non è la Lega Nord di bossiana memoria: è la “nuova-vecchia Lega” pensata da Giancarlo Giorgetti.

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