Nella Lega è l’ora dei veleni: Salvini contro Giorgetti, “ha tradito come Fini”

La sindrome vittimista ha colto Matteo Salvini ormai da qualche anno. Tutto ha avuto inizio quando alcuni magistrati hanno pensato di dar vita a dei processi sulla sua condotta al Viminale. E’ da allora che il leader della Lega si sente accerchiato, al centro di ingiusti attacchi finalizzati ad eliminarlo; da quel momento che vive ogni evento come il chiaro tentativo di affossarlo. E’ un motivo ricorrente, nelle dinamiche dei capi, soprattutto quelli fragili, giunti al tramonto della propria epopea: vedono fantasmi ovunque, congiurati pronti a pugnalarli alle spalle non appena volgono lo sguardo altrove, fino a quando non succede davvero. E Salvini pensa sia appena accaduto per mano di Giancarlo Giorgetti, l’ex braccio destro che ne ha sconfessato la linea politica l’ultima volta in un’intervista a La Stampa, due giorni fa.

Non è solito parlare molto coi giornalisti, il ministro dello Sviluppo Economico. Se lo fa è perché vuole recapitare un messaggio preciso: resta solo da capire a chi. In questo, il commercialista di Cazzago Brabbia, ha un fare da vecchio democristiano, sebbene lui stesso non abbia esitato a dire di aver imparato il 99% di ciò che sa da Umberto Bossi, l’uomo al quale, ammette, farebbe ancora gestire la partita del Quirinale. Messaggio traverso: chi c’è ora, Salvini, non è in grado di farlo. Fumo negli occhi per il Capitano, che da sempre soffre i paragoni con l’abilità tattica del Senatur.

Il leader della Lega ha letto con irritazione l’uscita dell’ormai ex consigliere più fidato. Non ne ha condiviso né l’impostazione né il contenuto, ovviamente non concordato. Per questo ha deciso di reagire pubblicamente, rispondendo al tentativo di “sabotaggio” di Michetti – con Giorgetti pronto ad ammettere “urbi et orbi” che Calenda avrebbe le capacità per governare una città complicata come Roma – chiedendo a Meloni e Tajani di chiudere insieme la campagna elettorale del centrodestra nella Capitale e a Milano, guarda caso le due città sulla cui gestione delle candidature Giorgetti ha espresso non pochi dubbi, arrivando a dire, del capoluogo lombardo, che “Sala può vincere al primo turno“, mentre all’ombra del Colosseo il candidato giusto “sarebbe stato Bertolaso“.

Ovvietà lette come pugnalate da Salvini, il quale è intenzionato ora a dimostrare che gli attacchi di Giorgetti lasciano il tempo che trovano: il leader della Lega è lui e il centrodestra è unito, fine. Auguri a chi ci crede. In realtà, nelle telefonate infuocate di queste ore, lo strappo politico, ha superato per intensità quello umano. Giorgetti, viene sibilato, “ha tradito come Fini“.

Un “che fai mi cacci?” meno scenico (non fa parte del personaggio) ma altrettanto sanguinoso. L’approdo? Tra i fedelissimi di Salvini c’è chi pensa che Giorgetti abbia ambizioni da premier, che voglia fare “il partito di Draghi“. Il disegno politico, però, potrebbe essere un po’ più complesso di questo. Ne parleremo nelle prossime ore…

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