Conte ha i like, non i voti. Il centrodestra non esiste. E altre 3 lezioni dalle elezioni

Il giorno dopo le elezioni amministrative è tempo di bilanci. Sommari, attenzione. Perché chi si illude di trarre conclusioni definitive su una tornata di comunali dimostra di non conoscere la politica e le sue dinamiche. E allora quali sono le 5 lezioni che possiamo trarre da queste elezioni?

Lezione numero 1: Conte ha i like, non i voti

Giuseppe Conte – anzi, Rocco Casalino – ha fatto un’operazione magistrale con i suoi social all’epoca della presidenza del Consiglio. Le dirette in cui l’ex premier dettava agli italiani le indicazioni sui “congiunti” e sugli “affetti stabili” da frequentare durante la pandemia avvenivano non su un canale istituzionale, ma sul suo profilo Facebook. Tradotto: milioni di italiani ha messo “like” alla sua pagina. Ciò significa che ancora oggi per ogni post che Conte continua a pubblicare sui social la sua platea è così ampia da garantirgli migliaia e migliaia di “mi piace”. Dico di più: Conte è ormai un volto noto, è un personaggio televisivo, prim’ancora che un politico. Per questo quando viene nella tua città vuoi conoscerlo, vederlo dal vivo, scattare un selfie insieme a lui, dirgli “quanto sei bono“. Poi però quando si tratta di politica la musica cambia: perché un conto è un personaggio televisivo, un altro è un politico da cui ti faresti governare. Le amministrative ci dicono che M5s ha perso voti ovunque, non è decisivo da nessuna parte. Conte ha i like, non ha i voti.

Lezione numero 2: il centrodestra non esiste

Vero, Michetti a Roma è primo e si giocherà al ballottaggio la vittoria (da sfavorito) con Gualtieri. Ma il dato delle amministrative è ancora una volta chiaro, come potremo capire meglio fra meno di due settimane: il centrodestra a guida sovranista non esiste, è un progetto fallito, abortito sul nascere dagli elettori. Non è un caso che l’unica vittoria netta del centrodestra sia quella arrivata in Calabria con Roberto Occhiuto, candidato di Forza Italia. Il centrodestra vince solo se è moderato. E come ha detto lucidamente Enrico Letta nella sua analisi: vince solo se è federato, non se è un insieme di sigle. Salvini e Meloni sono dei solisti, e come tali verranno isolati dagli elettori come accade da decenni ai Le Pen in Francia. Berlusconi è un federatore. Anziano, ma un federatore.

Lezione numero 3: il centrosinistra ha vinto le Amministrative, non le Politiche

Il centrosinistra è il chiaro vincitore di queste Amministrative 2021: l’errore più grande che può commettere Enrico Letta, però, è pensare che questo voto rispecchi la situazione in tutto il Paese. Il Pd è più forte nelle grandi città. E nelle grandi città in cui si è votato il Pd ha confermato le aspettative. Adesso il segretario del Pd ha la grande occasione per mettere all’angolo i populisti grillini. Può decidere di non rompere, perché ogni voto porta acqua al mulino della sua coalizione, ma il voto delle Comunali consente a Letta di smettere l’atteggiamento di sudditanza nei confronti di Conte. Il punto fortissimo di riferimento dei progressisti deve diventare Letta. A chi scrive resta qualche dubbio sulla capacità del segretario dem di farcela. Pronto ad essere smentito.

Lezione numero 4: Calenda non era una bolla

Carlo Calenda ha combattuto con onore e perso con dignità. Il terzo/quarto posto è una questione di principio: finire davanti a Virginia Raggi sarebbe una soddisfazione non da pocom ma la sostanza non cambia. Ed è contenuta in due punti: primo, non diventerà sindaco; secondo, ha ottenuto il 20%, oltre 200mila voti nella Capitale d’Italia senza l’appoggio dei partiti. Dire che questo risultato è la base per aprire una fase nazionale può sembrare fuorviante: “Azione” non ha questi numeri nel Paese. Ma Calenda se riesce a resistere all’umana tentazione di trastullarsi nel sentimento della delusione può davvero dare inizio ad una scalata dei centristi. Renzi, Berlusconi, Calenda, Sala: chi non vuole morire sovranista o populista deve dare un segnale. Questo è il momento.

Lezione numero 5: Draghi ha sconfitto i populisti

Ciò che fino a pochi mesi fa appariva impossibile è successo: sovranisti e populisti escono con le ossa rotte da questa tornata elettorale. Il merito principale va a Mario Draghi: il premier accusato di essere un tecnico sprovvisto di abilità politica ha giocato di fioretto per impartire lezoni di buongoverno ai protagonisti della stagione precedente, Conte e Salvini in primis, condannandoli all’irrilevanza. I populisti con Draghi sono marginalizzati, non toccano palla perché sono inibiti dall’autorevolezza del presidente del Consiglio. Voglio chiudere quest’analisi con una provocazione: è vero che la bassa affluenza è un problema, un campanello d’allarme per il funzionamento della nostra democrazia. Ma, chiedo, non sarà anche che la gente è rimasta a casa perché ha capito che per le cose serie basta e avanza Draghi?

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10 commenti su “Conte ha i like, non i voti. Il centrodestra non esiste. E altre 3 lezioni dalle elezioni

  1. Ottima analisi…bisogna riconoscere che Renzi prendendo atto che con Conte non cvi erano le condizioni per cambiare passo ha fatto un capolavoro, anche se ha rischiato l’osso del collo. Grande Renzi per averci dato Draghi un fuoriclasse. Io penso anche che solo l’ingordigia e la stupidità di Conte gli ha consentito il grande risultato che ha ottenuto, che chiaramente è un gran bene per l’Italia. Perché solo uno stupido poteva pensare di asfaltare Renzi, dopo che il PdR aveva dato l’incarico esplorativo a Fico limitandolo i confini all’interno delle forze del Conte 2. Quel mandato con quei confini, prevedeva già una soluzione per il dopo Conte, ed dott. Conte avrebbe dovuto capire subito che stava per essere fatto fuori…succede sempre che chi troppo vuole ( pensando di essere il più furbo ) nulla stringa. Spero che sia finita per sempre l’era dei furbetti e dell’uno vale uno. Che si ritorni a premiare i meriti, il talento la preparazione delle persone. Voglio ancora credere che il bello deve ancora venire.

  2. Mi esprimo dopo la tornata elettorale, i ballottaggi possono fornire altri dati utili ad inquadrare la situazione.
    Ho delle perplessità sul risultato in Calabria. Per me non è un caso che la destra, seppur moderata, abbia vinto proprio nel covo della ndrangheta. È un mio pensiero🤔

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