Intervista a Cangini: “Comunali? Da Salvini e Meloni paura di vincere: ecco cosa temono”

Telefono ad Andrea Cangini, senatore di Forza Italia, vero e proprio maestro per chi fa il mio mestiere. Subito gli dico che è un piacere sentirlo perché è vero, sarà anche diventato un politico, ma l’anima del giornalista è rimasta. Lui, con l’ironia sottile che lo contraddistingue, mi risponde: “Credo che sia vero, ma non è una buona cosa“. Così mi ricordo di una sua frase di pochi giorni fa, gliela leggo: “Tre anni fa accettai la candidatura al Senato pensando di contribuire alla costruzione di un centrodestra autorevole, credibile come alternativa di governo. Beh, l’obiettivo è ancora lontano“.

D. La domanda è inevitabile: pentito del salto in politica?

C. Onestamente no. Tutte le difficoltà, le complessità della vita di partito – a maggior ragione di un partito che non è un partito tradizionale come Forza Italia – mi era tutto piuttosto chiaro. Però starci dentro, al di là dell’onore, dell’orgoglio di ricoprire una funzione parlamentare – perché sono un po’ all’antica e considero le istituzioni e la politica (per quanto mal rappresentata possa essere) cose serie, è una palestra straordinaria. Sto completando tante idee, perché certe cose viste da dentro non sono le stesse cose viste da fuori. Certo ci si preoccupa un po’ poco della sostanza, molto dell’apparenza e soprattutto sono pochi quelli che si pongono i problemi in prospettiva. Si vive molto alla giornata, spesso alla mezza giornata, i tempi della politica sono quelli dei social e questo è un grosso limite a mio avviso.

D. I populisti hanno esacerbato questa tendenza.

C. Io ad inizio legislatura feci un intervento in Aula rivolto tanto a Salvini quanto a Di Maio, quanto alle forze cosiddette sovra-populiste, demagogiche, grilline. Il concetto era: attenzione, non si può abusare della demagogica. Oltre un certo livello la demagogia rende la politica impotente. Arriverà un momento in cui voi perderete tutto e vi chiederete perché. Il perché è questo: avete abusato della demagogia.

D. Sembra che quel momento sia arrivato in parte…

C. Sembra che stia arrivando, in parte è arrivato. Il punto è vedere se, e fino a che punto, gli errori vengono riconosciuti e le esperienze negative servono da lezione. La citazione che faccio spesso è quella di Carlo Maria Cipolla, storico dell’economia bolognese che ha scritto un delizioso libretto sulla stupidità umana e osservava correttamente, a mio avviso, che delle specie animali, cito testualmente, “quella umana è l’unica che non impara mai nulla dai proprio errori“. Ecco, vedo molti leader arci-umani più che umani (ride, ndr).

D. A proposito di errori dei leader: mi sembrano evidenti quelli commessi dal centrodestra nella selezione dei candidati alla carica di sindaco alle ultime elezioni. Cito un’altra frase firmata Cangini: “La verità è che non sono stati scelti candidati politici perché Salvini e la Meloni avevano paura che dalle grandi città si affermassero nuovi leader nazionali capaci di far loro ombra. Questa è un’affermazione forte.

C. La chiave, la spiegazione di quello che accade, nella vita come in politica non è mai una: io credo che ci sia anche questo. La logica voleva candidature politiche. Le candidature politiche non sono state volute da Salvini per non avvantaggiare la Meloni, da Meloni per non avvantaggiare Salvini. Da qui la scelta delle candidature civiche, le quali hanno un senso se tirano più delle candidature politiche. E qui con tutta evidenza questi candidati civici “trovati”, “selezionati”, “disponibili”, difficilmente si poteva pensare che portassero qualcosa in più. Noi non abbiamo trovato candidati civici credibili perché non è credibile la coalizione. Ma in parte temo ci sia anche il timore dei leader dei due partiti maggiori che il sindaco di Roma, il sindaco di Milano, il sindaco di Bologna del centrodestra (ancora ci ricordiamo Guazzaloca che ha vinto nel 1999)…

D. Alt, a Bologna il sindaco poteva essere Cangini, ma Salvini non ha voluto….

C. Beh non dico che se fossi stato candidato a fine luglio avrei vinto, perché probabilmente non avrei vinto sinceramente. Ma se fossi stato candidato a dicembre quando il mio partito mi chiese la disponibilità e gli fu data, sarebbe stato possibile vincere. Anche perché le primarie nel Pd e la candidatura di Isabella Conti hanno acceso delle aspettative in una parte moderata dell’elettorato di sinistra che erano ormai sopite. La gente si era rassegnata ad una città che vive di inerzia, governata da un sistema di potere sempre più autoreferenziale e privo di visione. Con la candidatura di Isabella Conti quelle aspettative si sono riaccese, poi sono rimaste frustrate.

D. Com’è stato possibile non cogliere questa opportunità?

C. Io a Bologna vengo percepito ancora come un “civico“, come “il direttore de Il Resto del Carlino“. Tante interviste sono uscite di personalità della sinistra che mai ti saresti aspettato potessero votare a destra che dicevano “se c’è Cangini lo voto“. Se avessimo voluto vincere o fare il risultato migliore possibile…(fa una pausa, ndr) Io ho tanti difetti ma penso di avere la capacità di guardare le cose prescindendo da quello che può essere il mio interesse: sicuramente quella sarebbe stata la scelta migliore per il centrodestra.

D. E chissà, la stessa Conti, poi rientrata nell’alveo del centrosinistra, con Cangini candidato del centrodestra avrebbe forse avuto qualche dubbio in più…

C. Può essere. Sarebbe stato un laboratorio politico. Però in caso di vittoria o di buona “sconfitta” si sarebbe affermata la narrazione contraria a quella di Salvini: cioè che per vincere o per andare bene non ti serve un candidato estremista, massimalista o barricadero. Ti serve uno più o meno autorevole, dialogante, credibile.

D. Questa analisi ha un enorme significato politico: i leader sovranisti hanno di fatto rinunciato alla possibilità di giocarsela per paura che a Bologna potesse imporsi un modello di centrodestra a guida moderata capace di “contagiare” anche il resto d’Italia.

C. Peraltro è evidente che se avessimo preso Bologna sarebbe stato uno choc per la sinistra, secondo me Letta avrebbe perso la segreteria, sarebbero successe tante cose…La vittoria di Guazzaloca, lo ribadisco, ancora ce la ricordiamo: è un fatto storico in un certo senso. Non è vero che a Bologna non si può vincere. La verità è che i partiti del centrodestra, proprio perché “a Bologna si perde” non hanno mai investito su quella città, ed è stato un errore. Perché se cominci a seminare prima o poi raccogli.

2 commenti su “Intervista a Cangini: “Comunali? Da Salvini e Meloni paura di vincere: ecco cosa temono”

  1. Come non condividere quanto testimoniato dal sen. Andrea Cangini. Io voglio credere che siamo ancora in tanti a nutrire sentimenti di serietà e rispetto nei confronti della Politica e delle Istituzioni. Però è vero che la luce in fondo al tunnel stenta a farsi vedere.

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