Roma,”fattore Bertolaso”: la mossa a sorpresa di Michetti può cambiare la storia del ballottaggio

Enrico Michetti resta Enrico Michetti: un candidato debole, per molti aspetti impresentabile, con un programma inesistente, sprovvisto di una classe dirigente all’altezza a sostenerlo. Fatta questa premessa, la partita del ballottaggio a Roma contro Roberto Gualtieri – che a sua volta non è uno statista e non ha la stoffa per fare il primo cittadino della Capitale d’Italia – è apertissima.

Dimenticate ciò che è accaduto al primo turno: il 30% di Michetti e il 27% di Gualtieri al ballottaggio non contano più. Si riparte da zero e con un’ulteriore incognita: il dato dell’affluenza, già basso (ha votato il 48% degli aventi diritto), destinato a scendere ancora tra una settimana. Domanda: fino a che punto?

Questo elemento potrebbe fare la differenza per la partita della Capitale (si voterà di più al centro dove Gualtieri è più forte o nelle periferie vicine alla destra?), così come bisogna considerare che nessuno dei due candidati potrà beneficiare della dote dei voti degli altri candidati esclusi dal secondo turno.

Raggi ha già detto che non darà nessuna indicazione di voto, Conte si è limitato a dire che Gualtieri è una persona di valore ed è stato suo ministro. E anche si fosse spinto oltre non avrebbe spostato un voto, oltre al suo.

Calenda dalla sua ha dichiarato per chi voterà personalmente, lasciando però libertà di scelta al suo 20% di elettori.

Ora uniamo tutti i puntini: c’è un 40% di elettori che ha votato Raggi e Calenda da conquistare. Chi porta alle urne il maggior numero di questi votanti si prende il Campidoglio.

Vero, i sondaggi su un ipotetico ballottaggio tra Michetti e Gualtieri premiavano il candidato del centrosinistra. Ma bisogna ricordare un fatto: alla domanda del sondaggio rispondono tutti. Ma poi quanti di quelli che rispondono X o Y si scomodano per andare a votare un candidato che non era la loro prima scelta?

Il fattore Bertolaso

In queste ore Enrico Michetti ha segnato un punto a suo favore. Ha proposto il nome di Guido Bertolaso per un ruolo commissariale per risolvere l’emergenza rifiuti e per organizzare il prossimo Giubileo. Si tratta di una mossa intelligente: Bertolaso candidato del centrodestra a Roma avrebbe vinto le elezioni (hanno pesato i veti dei sovranisti sulla sua mancata candidatura), ma soprattutto è la carta che risponde ad una delle priorità degli elettori romani: liberare la Capitale dai rifiuti. Si tratta di un tema chiave di questa campagna elettorale, il più sentito dal romano medio che non vuole parlare di massimi sistemi ma pretende di vivere in una città normale.

Altro elemento: Bertolaso era stato proposto da Calenda come commissario straordinario e vicesindaco al decoro urbano. Dalle informazioni in possesso di questo blog, qualora il leader di Azione fosse diventato sindaco, Bertolaso avrebbe lavorato anche con lui. In caso di ballottaggio Michetti-Calenda non si sarebbe esposto. Perché lo ha fatto adesso? Semplice, è uscito allo scoperto per Michetti perché l’alternativa è Gualtieri, un uomo vicino a Giuseppe Conte, al punto da servire su un piatto d’argento la seguente battuta: “Se vince lui nomineranno un altro commissario…Qualcuno come Arcuri o qualcosa del genere, che evidentemente aggrada meglio a quella parte politica“.

Bertolaso ha dalla sua l’esperienza, il profilo dell’uomo del fare, il successo recente della campagna vaccinale in Lombardia, imbastita in un amen e portata a regime facendone un modello di efficienza, piace all’elettore di centrodestra moderato che al primo turno ha premiato il pragmatismo rassicurante di Calenda. Sarà un fattore decisivo, può cambiare la storia già scritta del ballottaggio, cestinare i pezzi tenuti al caldo nelle redazioni dei giornali, pronti per essere sfornati un attimo dopo la chiusura delle urne (fidatevi, so di cosa parlo). Di più: regalare a Michetti un’elezione che con le sue sole forze non avrebbe mai vinto.

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