Il caos portuali a Trieste spiegato. E perché Draghi non può cedere

I portuali minacciano di scioperare e bloccare il Porto di Trieste se il governo non ritirerà il decreto che introduce l’obbligo di Green pass per tutti i lavoratori, pubblici e privati, a partire dal prossimo 15 ottobre.

Si tratta di una situazione potenzialmente esplosiva: lo scalo di Trieste è strategico per l’Italia e non solo, è un punto di riferimento per tutte le rotte commerciali e gli assetti geopolitici del Mediterraneo. Se si blocca Trieste si bloccano gli scambi di mezzo mondo.

Ciò che poteva sembrare in apparenza una vertenza lavorativa come tante si è presto trasformata in uno scontro ideologico. I portuali hanno proiettato il braccio di ferro, esteso la portata della trattativa al di là della loro sfera di competenza: non si accontentano di ottenere condizioni vantaggiose per i tamponi, di avere test gratis, di rappresentare l’eccezione nel mondo del lavoro italiano. Minacciano di bloccare lo scalo fino a quando il Green Pass come strumento per lavorare non sarà ritirato per tutti. Per tutti i lavoratori italiani.

Il Viminale nelle ultime ore si è reso protagonista di un autogol: ha dato mandato agli operatori economici operanti nel settore portuale di valutare test gratis per i propri dipendenti per “evitare situazioni di grave difficoltà“. E’ un cedimento, una concessione che un governo in carica non può fare, a meno di mettere in conto di ritrattare su tutta la linea. Il motivo è semplice: se apri a test gratis per i portuali devi farlo per tutti gli altri. Nel momento stesso in cui lo fai legittimi le pretese degli altri comparti, e l’utilità del Green Pass va a farsi benedire.

Da quanto appreso da questo blog, il premier Draghi non ha intenzione di arretrare. Il decreto entrerà in vigore come da previsioni e non subirà modifiche nelle sue parti dirimenti. Eppure è evidente che il caos al porto di Trieste rappresenti uno scoglio inaggirabile per l’esecutivo.

La realtà è che non si sarebbe dovuti arrivare a questo punto. Chi ha gestito la trattativa ha evidentemente sottovaluto la dimensione dello scontro, la fermezza dei portuali nell’andare fino in fondo. Pensare di ignorarli è impossibile: su 950 lavoratori il 40% è sprovvisto del certificato verde, l’80% dice di essere pronto ad aderire allo sciopero in solidarietà con i colleghi.

Per uscire dal vicolo cieco serve una mediazione che ad oggi i portuali dicono di non avere interesse a ricercare. Sono evidentemente consapevoli di avere le spalle coperte dalla politica: in primis dai sovranisti della Lega e Fratelli d’Italia, ma l’intervento di Beppe Grillo dopo mesi di silenzio proprio oggi, la sua richiesta di “pacificazione” sul fronte Green pass – con la proposta che lo Stato paghi i tamponi per i non vaccinati – è un segnale di qualcosa che sta muovendosi rapidamente, davanti e dietro le quinte della politica.

Per Mario Draghi si tratta di uno snodo cruciale: la bora di Trieste soffia forte. Può arrivare fino a Roma. Non può cedere, non può farsi travolgere.

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2 commenti su “Il caos portuali a Trieste spiegato. E perché Draghi non può cedere

  1. Ottimo, mi sembra che spieghi benr tutta la situazione che è veramente complessa. Onestamente io non riesco a capite tutta questa manovra comtr il Green pass… siamo schrdati in mille altri modi, quindi. Spero ardentemente che Draghi trovi una soluzione in barba ai sovranisti, veramente detestabili.

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