Intervista a Pregliasco: “Comunali? Fratelli d’Italia sotto le attese. E al ballottaggio…”

Alla vigilia dei ballottaggi delle elezioni Comunali una chiacchierata con Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend, risulta indispensabile. Con lui faccio il punto sulle tendenze più interessanti emerse dal primo turno delle Comunali, pur nella consapevoleza che quando si voterà per le Politiche si aprirà un altro giro di giostra. E a quel punto la musica potrebbe cambiare, per tutti.

D. Lorenzo, i sondaggi sono chiari: la maggioranza degli italiani è favorevole al Green pass. Eppure, in maniera a mio avviso abbastanza inspiegabile, il dibattito a livello nazionale, da parte dei partiti, insiste su questo tema. Il fatto che a Roma le violenze di qualche giorno fa abbiano avuto origine da una piazza No Green Pass può portare secondo te ad un effetto di qualche tipo? Mi spiego meglio: non ti sto chiedendo se ci sarà un voto di “reazione” ai fatti di sabato scorso e se sì di quale segno, piuttosto vorrei sapere se alla luce dei dati di cui siete in possesso quello del Green Pass è un tema in grado di mobilitare, di spostare il voto delle persone, in un senso o nell’altro.

P. Confermo, secondo tutti i sondaggi il Green Pass è una misura che vede d’accordo un’ampia maggioranza dell’opinione pubblica, anche sui luoghi di lavoro. Sia Ipsos che SWG mostrano favorevoli tra il 65 e il 70%. Sui ballottaggi dubito che sarà il principale tema di voto. C’è da dire però che soprattutto in contesti a bassa affluenza anche piccole nicchie di elettorato con motivazioni forti (per loro) possono incidere. In altre parole: se ci fossero degli elettori non dico “single issue“, ma per i quali il tema Green Pass è molto importante, anche se pochi potrebbero incidere. Chiaramente con un’affluenza all’80% inciderebbero molto meno.

D. Tanto a Roma quanto a Torino quale pensi sarà il fattore che più determinerà l’esito del voto? Noto che ti soffermi sull’importanza dell’affluenza come base per analizzare ogni risultato. Il fatto che possa essere bassissima, soprattutto nella Capitale, chi dovrebbe aiutare? Leggevo in un’analisi Demopolis che oltre il 50% degli elettori di Calenda si definisce di centrosinistra: beh, se come pare staranno a casa in molti, a Michetti non dispiacerà. A Torino invece dobbiamo attenderci una partecipazione più alta?

P. Chiaramente non è possibile analizzare questo voto, queste elezioni, questi ballottaggi senza tenere dentro l’analisi il fattore affluenza. Quando c’è una partecipazione sotto il 50% – e ai ballottaggi potremmo averla non troppo sopra il 40% – è chiaro che la considerazione su “chi” va votare e “perché” va a votare prende quasi il sopravvento su altri tipi di riflessione. Mi aspetto in realtà una partecipazione simile a Roma e a Torino. Nella Capitale, sommando i voti dei primi due, si arriva al 57%: è un dato piuttosto basso. Oltre 4 elettori su 10 hanno votato per candidati rimasti fuori dal ballottaggio. Questo probabilmente inciderà sulla partecipazione al voto. Per la verità anche a Torino dove il contesto è stato più bipolare non mi aspetto una partecipazione al voto massiccia. Anzi, è molto probabile che staremo sotto al primo turno, salvo sorprese.

D. Quali possono essere le conseguenze di un’affluenza così bassa?

P. L’impatto dell’affluenza sul voto dipende ovviamente da chi va a votare. Sicuramente il centrodestra ha faticato al primo turno a portare al voto persone che avevano votato centrodestra nel 2019, soprattutto per quanto riguarda Roma e Torino nei quartieri più difficili, nelle famose periferie.

D. Nei sondaggi dopo le elezioni siamo soliti osservare il cosiddetto “effetto bandwagon”, la corsa a salire sul carro del vincitore da parte degli elettori. L’ultima rilevazione SWG per il TG La7, però, mi ha sorpreso per un dato in controtendenza: M5S è uno dei grandi sconfitti di queste amministrative, eppure segna un +1,1%, l’aumento più corposo in assoluto, anche più dello 0,7% guadagnato da Azione, che con ogni probabilità trae giovamento dal buon risultato personale di Calenda. Come te lo spieghi?

P. E’ un sondaggio, è un sondaggio che dà un dato. Ce ne sono altri che danno altri dati. E’ salutare quando sondaggi di istituti diversi mostrano una diversità. In un certo senso bisognerebbe preoccuparsi quando i sondaggi sono troppo simili. Dietro le variazioni settimanali di un sondaggio possono esserci motivazioni davvero diverse, possono esserci oscillazioni. Vanno registrate ma senza enfatizzarle: va visto il trend del lungo periodo.

D. Qualche tempo fa, se ben ricordo, avevi messo in evidenza il fatto che ci fossero segnali contrastanti, provenienti dalle grandi città, rispetto alla crescita numerica di Fratelli d’Italia attestata dai sondaggi nazionali. Puoi chiarire meglio questo aspetto? La tua analisi ha trovato conferma in queste elezioni?

P. Devo dire che il dato di Fratelli d’Italia – fatta la premessa che i dati di lista alle Comunali sono difficili da leggere perché ci sono molte civiche eccetera – secondo me è stato sotto le aspettative. Sotto le aspettative di Fratelli d’Italia e di chi, partendo da quel 20-21% per il partito di Giorgia Meloni venuto fuori dalle indicazioni dei sondaggi nazionali, si attendeva un riverbero simile sul voto delle Comunali.

D. Cos’è successo?

P. Rispetto alle scorse elezioni c’è stata ovviamente una crescita importante più o meno ovunque, che porta ad essere Fratelli d’Italia spesso il primo partito del centrodestra. Ma la dimensione di questa crescita è lontana da quella di cui avrebbe bisogno Fratelli d’Italia per considerarsi egemone nel centrodestra. Prendiamo anche il dato di Roma: 17%. Chiaro, con tutte le cautele del caso sul fatto che sono Comunali, che sono liste che hanno quindi una componente di voto di preferenza, ma il dato di Fratelli d’Italia su Roma è un dato basso. Il 17% è importante in termini assoluti ma è basso se si considera il trend nazionale. Credo che qualunque addetto ai lavori o rappresentante di Fdi, se gli fosse stato chiesto prima del voto di fissare una soglia ne avrebbe messo una più alta del 17%. Effettivamente quelle tendenze che noi intravedevamo nei sondaggi sul territorio sembrano essere state confermate da questo voto.

D. Dammi una tua lettura.

P. Ovviamente le Politiche sono e saranno tutta un’altra storia con un’affluenza diversa, con un sistema elettorale diverso: è certamente prematuro trarre conclusioni sulle Politiche. Io ricordo molti casi in cui le Amministrative, anche solo un anno prima delle Politiche, hanno dato segnali assolutamente non confermati dalle Politiche successive. Penso al 2017 quando molti analisti, osservatori, e giornalisti soprattutto, osservarono la sparizione dei 5 Stelle e poi di lì a pochi mesi diventarono il primo partito italiano con 11 milioni di voti alle Politiche. Bisogna fare attenzione.

D. I lettori di questo blog seguiranno il tuo consiglio. Grazie Lorenzo, alla prossima!

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