Sgombero al Porto di Trieste: non è dittatura sanitaria, è lo Stato che fa lo Stato

Le forze dell’ordine hanno dato inizio allo sgombero dei manifestanti che hanno bloccato il porto di Trieste. I lavoratori posizionati all’esterno del varco 4 dello scalo sono stati invitati ripetutamente dagli agenti, in assetto antisommossa, a liberare l’ingresso per consentire la piena ripresa dell’attività del Porto. Dinanzi al rifiuto dei manifestanti a spostarsi, i poliziotti sono stati costretti ad azionare gli idranti. Non è qualcosa che un agente fa a cuor leggero, soprattutto nel momento in cui dall’altra parte non c’è violenza. Ma la resistenza dei manifestanti, per quanto passiva, non ha lasciato scelta agli agenti, che invano hanno perfino tentato di alzare da terra i portuali che si tenevano per mano.

Ora è chiaro: questa iniziativa porterà sempre di più gli estremisti No Vax, No Green Pass, No Vita, a parlare di “dittatura sanitaria”, di regime che non garantisce le libertà individuali. Ma qui il punto è sempre lo stesso: il dovere di uno Stato è quello di tutelare la collettività. Lo Stato italiano si sta dimostrando fermo nell’impedire che una sacca di scalmanati blocchi il Paese, facendolo ripiombare nell’oscurantismo dei lockdown.

Il giorno più pericoloso è stato venerdì 15 ottobre: c’è stato un momento in cui diversi partiti (non serve fare i nomi) hanno spinto per convincere Mario Draghi a cedere alle richieste dei No Green Pass. Il premier è andato avanti, ha visto il bluff dei manifestanti, ha fatto prevalere la fiducia nella scienza, il rispetto nei confronti di milioni di italiani vaccinati, della maggioranza silenziosa che vuole ritornare a vivere, anziché il ricatto di una minoranza chiassosa. Lo sgombero di oggi è la naturale conseguenza di quella scelta. Non è dittatura, signori, è lo Stato che fa lo Stato. Finalmente.

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